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giovedì, febbraio 04, 2010

Per una volta...non mi meraviglio!

Un articolo marginale, al quale forse nessuno ha dato peso.
Un articolo che non è di cronaca, non fa gossip, non fa scalpore...è una delle tante storie.
Un articolo del ... "e vabbè, c'è tanta gente che perde il lavoro!"
è l'articolo dei nuovi emigrati, gli emigrati 30enni del nuovo millennio.
Quelli senza figli (non se li possono permettere),
Quelli senza casa (stanno a casa di mamma e papà, perchè con la borsa di studio nessuno ti concede il mutuo)
Quelli che imparano tante lingue, ma che vorrebbero poter scrivere e comunicare prima di tutto in italiano...e nel nostro caso, perchè no, anche in sardo.
Quei nuovi emigranti che nonostante tutto, parlano dell'Isola, come se fosse il paradiso terrestre.
Ma che dentro di sè sanno che nell'Olimpo non potranno mai metterci piede.
Questo è si un articolo marginale, ma è lo sputo in faccia che da l'Isola e i suoi detentetori di cultura verso chi prova a sollevare sè stesso...
Ma perchè continuate a difendervi e a pensare di "non essere peggiori degli altri!"?
Per quanto tempo ancora vorreste mandare via i frutti dell'isola con scostanza e finto buonismo, considerandoli di serie b, perchè non dotati del giusto pedegree, facendo i sardocentrici della cultura e deridendo chi li accoglie a braccia aperte senza chiedere loro chi sia il padre?Vergognatevi voi che li cacciate, vergognatevi perchè chi li ha accolti, ha i conti in regola, voi siete ogni giorno sotto accusa!

http://giornaleonline.unionesarda.ilsole24ore.com/Articolo.aspx?Data=20100202&Categ=9&Voce=1&IdArticolo=2424582

domenica, marzo 01, 2009

Il mito per spiegare la storia e la storia mitica che non esiste.


Sto tentando ancora di mettermi nei panni di chi non la pensa come noi, e che porta avanti il baluardo del tornaconto economico e di immagine, che le “mitiche” statue di Monti Prama avranno una volta esposte al G8, e sto provando ad eliminare tutta la patina ideologica, e sto cercando di pensare solo a questo miracoloso tornaconto economico e di immagine che l'isola dovrebbe avere in seguito dell'esposizione delle Statue "sconosciute".
Bè, sarà per deformazione professionale, ma non riuscendo a intravedere questa macchina economica che si muove intorno alle statue, mi è venuta in mente solo una cosa: una cosa banale, forse stupida, ma che mi fa ridere e poiché abbiamo necessità di ridere (lo dicono anche i premier!) e noi sardi in particolar modo, di ricominciare a sorridere, proverò anche io a farvi sorridere.
É da qualche mese che ripenso a quando ero ancora al Liceo e a quante volte si sia ripetutamente parlato di mito e storia, di storia e mito, e sarà che le statue di Monti Prama sono impregnate di miti, che mi è venuto da ripensare al Liceo.
Allora, a 14 anni lo vedevo come un concetto barboso e assolutamente inutile...
Infatti, che ci fosse la lezione di greco, che ci fosse la lezione di latino, di filosofia, epica, storia o italiano, qualcuno faceva riferimento a questo magico concetto del mito e della storia, e il dramma è stato che ce lo siamo portati avanti per 5 anni di liceo...
E tale blocco concettuale era uno dei nodi portanti di tutta la programmazione scolastica: ovvero gli studenti dovevano essere in grado di acquisire e comprendere la differenza tra storia e mito.
Addirittura, mi ricordo che esisteva un libro di epica che credo si intitolasse “Dalla storia al mito, dal mito alla storia” con una trentina di pagine su un centinaio in totale, che cercava di spiegare a te, studente 14enne o 16enne, quale fosse la differenza tra storia e mito e tutti gli escamotage di questo affascinante blocco concettuale.
Ne è prova, che, una volta iniziata la 1° Liceo e le lezioni di Filosofia, anche chi studiava di meno era pienamente a conoscenza delle storielle utilizzate da Platone nei suoi dialoghi, chiunque sapeva raccontare il Mito della Caverna, il Mito del Sole, il Mito di Atlantide nel Crizia e così via.
Anche chi aveva ripetutamente 2, rimaneva affascinato e ricordava il racconto del mito: forse per via della sua facilità o per via della sua “storiella”, che sembrava quasi banalizzare colui che poi sarebbe diventato uno dei più grandi pensatori per il mondo Occidentale.
Ma chiunque, tra gli studenti, era a conoscenza (e lo è tutt'oggi!) del fatto che le interrogazioni di Filosofia non avrebbero mai avuto alcuna domanda che iniziasse con “Raccontami il mito della Caverna...” o “Raccontami il Mito di Atlantide...” e che tale domanda, qualora ci fosse stata, avrebbe celato in sé l'esposizione di quella che era la metafora del mito in ogni suo singolo particolare.
Certo noi ci auguravamo nei nostri sogni che ci venisse richiesto di raccontare uno dei miti, e che dopo aver esposto “le favolette platoniche” in ogni singolo particolare come se fossimo aedi, l'insegnante ci stringesse la mano e ci dicesse: “Bene, ti metto 8 puoi andare a posto”.
Ma così funzionava solo nei nostri sogni, nei nostri miti.
La realtà era che, una volta all'interrogazione, provavamo in tutti modi ad esporre per filo e per segno il mito, ma dopo 5 minuti arrivava immediata l'interruzione, che esordiva con un sorriso compiaciuto e con: “Bene, vedo che la storiella la conosci, ma poiché questa è un'interrogazione di filosofia e non di “fiabologia”, poiché il mito platonico è uno strumento che Platone usa per spiegare il suo pensiero, saresti in grado di dirmi che cosa potrebbe rappresentare Atlantide nella mente di un cittadino Ateniese del V secolo?”
E lì, davanti alla solenne domanda, nelle nostre teste si affastellavano i mostri della 1a Liceo Classico, tutti insieme danzavano confusamente i protagonisti del V sec., come in un girone dell'Inferno, e quel V sec. creava tanto di quel terrore da portare gli studenti a dire le più grandi cazzate all'interrogazione di filosofia.
E ricordo, come se fosse ieri, una di quelle risposte incredibili, mitiche, trascritte alla fine del libro...che diceva più o meno così: “Bè sicuramente il fatto che ad Atlantide non ci fosse la proprietà privata, ha indotto gli abitanti ateniesi ad appoggiare il pensiero comunista e far nascere la rivoluzione!”
E davanti ad una simile sparata, l'aula riecheggiava di risate e l'insegnante più frustrata che mai, rispondeva: “La rivoluzione d'ottobre la vedrai tu a casa tua, quando ad Ottobre del prossimo anno ti ritroverai nuovamente in 1a Liceo, vai a sederti, e per la stupidaggine ti pigli 2!”
Ecco come si concludevano i miti platonici nei Licei Classici degli anni '90, con una realtà che tanto si discostava da Atlantide...
Sarà che siamo tornati indietro e che sempre di più dobbiamo avvalerci del “mito” per spiegare le nostre storie, anche a me è venuto in mente un “mito”.
Ma sia ben chiaro che a me è venuto in mente per spiegare le mie ragioni, non per mascherarle di dogmatica verità, come qualcuno in questi ultimi anni ha fatto con Atlantide e non per dire che queste diaboliche Statue di Monti Prama siano opera di un fabbro platonico che viveva ad Atlantide prima dello Tsunami!
No, no, sia ben chiaro, il mio mito, che poi è una metafora, vuole solo far sorridere e riflettere.
Bè, perché se avessi voluto parlare di dogmi, alla fine della 1° Liceo Classico avrei avuto Filosofia a Settembre (e credo che chi ha paragonato la Sardegna ad Atlantide nel 2003, non era tanto forte al Liceo...)
Vi espongo il mio mito o la mia metafora, chiamatela come vi pare!
"C'era una volta un bambinello povero, ma era uno in gamba, figlio di Dio addirittura, solo che era così povero che è nato in una grotta al freddo e al gelo...
La sua nascita fu così famosa da essere conosciuta anche lontano, lontanissimo, tanto da spingere tre Re, che venivano da una terra mitica e lontana, a portargli in dono oro, incenso e mirra
".
Adesso vi svelo la metafora del mito.
Immaginiamo che il bambinello rappresenti i potenti del G8 (lo so c'è un'incongruenza perché quelli sono ricchi e il bambinello era povero, ma allo stesso modo i potenti della terra si sentono figli di Dio per via del loro potere) e immaginiamo che, i Tre Re venuti da lontano siano tre sardi e che i tre doni siano tre statue di Monti Prama: Efis (oro), Gavino (incenso) e Baroreddu (mirra).
In fondo, i sardi che vogliono omaggiare il bambinello con le statue, si sentono Re della loro terra mitica, come mitica è la terra dei re della storia, e le tre statue hanno per questi tre sardi il valore di oro, incenso e mirra.
Adesso io mi chiedo: chiunque di noi abbia mai sentito la storia del bambinello e dei re, sa dirmi che fine fecero l'oro, l'incenso e la mirra?
Qualcuno ha poi mai letto che questi straordinari doni siano stati in qualche modo fatti circolare come beni di straordinaria bellezza? Sembrerebbe che questi beni siano scomparsi nella storia del bambinello.
Infatti, nella storia vera, il bambinello diventa grande e sempre più ricco (di spirito santo e non di panfili naturalmente)...Ma dei tre beni non se ne sa più nulla! Scomparsero la notte del 7 Gennaio!
Che fine fecero quindi l'oro, l'incenso e la mirra? E che significato ebbero per il bambinello?
Possiamo ipotizzare che i genitori del bambinello li abbiano offerti ai pastori venuti in adorazione... ma la storia non ci racconta un episodio simile. Oppure possiamo pensare che i beni siano stati utilizzati per finanziare opere di bene... Neanche! La storia non ci dice nulla del genere.
O forse i tre re se li riportarono a casa e dissero ai loro sudditi “Vi abbiamo riportato lo spirito santo!”. Già mi immagino i cittadini della terra dei re che sotto i baffi dicono “Abà zi magnemmu lo spirito santo?”(trad. “Perché ci nutriamo di Spirito Santo?”) Ma, lasciamo perdere o scado nella blasfemia...
La realtà è che i beni arrivarono nella grotta e poi non se ne seppe più nulla.
I tre re tornarono a casa loro pieni di Spirito Santo e chi si è visto si è visto.
La differenza tra il mito e la nostra realtà è che se anche i re (i sardi) portassero al bambinello ( i potenti del G8) i tre doni (le tre statue), i nostri re non tornerebbero a casa pieni di spirito santo, e di certo i loro doni faranno la fine dell'oro, dell'incenso e della mirra...scompariranno nella storia, perché si è dato loro un valore economico e non si è colto il loro reale significato...metaforico!
Chiedo scusa per lo sfogo disordinato dei miei pensieri...
Ditemi cosa ne pensate, in fondo è meglio questo di mito che quello di Sardegna e Atlantide, no?

lunedì, ottobre 27, 2008

La ricerca va a fuoco e l'Italia è terribilmente arsa dall'ignoranza!

La polemica continua, il disastro non è imminente, è già avvenuto e ora si cerca di correre ai ripari per trovare la speranza di un barlume di cambiamento...Si tenta di salvare il salvabile!
Mi riferisco allo stato della ricerca in Italia, alla qualità degli Atenei, delle scuole Medie superiori ed inferiori, delle scuole elementari e materne. Mi riferisco a quel mondo della produzione culturale che in Italia sta scomparendo, o forse...è già scomparso.
Anche il famoso settimanale NATURE riporta il baratro nel quale l'attuale Governo ci ha spinto e dal quale, il governo precedente non ci ha risparmiati.
Poichè ritengo sia superfluo continuare a discutere e scrivere parole, spero che i pochi lettori di questo blog si accontentino di leggere le parole del NATURE (o anche questo è un settimanale strumentalizzato dalla sinistra?) e possano farsi un'idea guardando il video che ha per protagonista il nostro tanto amato ministro Brunetta.


Nature 455, 835-836 (16 October 2008) | doi:10.1038/455835b; Published online 15 October 2008

Editorial
Cut-throat savings

<page 840). If passed, as expected, the bill would dispose of nearly 2,000 temporary research staff, who are the backbone of the country's grossly understaffed research institutions — and about half of whom had already been selected for permanent jobs.

Even as the scientists were marching, Silvio Berlusconi's centre-right government, which took office in May, decreed that the budgets of both universities and research could be used as funds to shore up Italy's banks and credit institutes. This is not the first time that Berlusconi has targeted universities. In August, he signed a decree that cut university budgets by 10% and allowed only one in five of any vacant academic positions to be filled. It also allowed universities to convert into private foundations to bring in additional income. Given the current climate, university rectors believe that the latter step will be used to justify further budget cuts, and that it will eventually compel them to drop courses that have little commercial value, such as the classics, or even basic sciences. As that bombshell hit at the beginning of the summer holidays, the implications have only just been fully recognized — too late, as the decree is now being transformed into law.

Meanwhile, the government's minister for education, universities and research, Mariastella Gelmini, has remained silent on all issues related to her ministry except secondary schools, and has allowed major and destructive governmental decisions to be carried through without raising objection. She has refused to meet with scientists and academics to hear their concerns, or explain to them the policies that seem to require their sacrifice. And she has failed to delegate an undersecretary to handle these issues in her place.

Scientific organizations affected by the civil-service bill have instead been received by the bill's designer, Renato Brunetta, minister of public administration and innovation. Brunetta maintains that little can be done to stop or change the bill — even though it is still being discussed in committees, and has yet to be voted on by both chambers. In a newspaper interview, Brunetta also likened researchers to capitani di ventura, or Renaissance mercenary adventurers, saying that to give them permanent jobs would be "a little like killing them". This misrepresents an issue that researchers have explained to him — that any country's scientific base requires a healthy ratio of permanent to temporary staff, with the latter (such as postdocs) circulating between solid, well equipped, permanent research labs. In Italy, scientists tried to tell Brunetta, this ratio has become very unhealthy.

The Berlusconi government may feel that draconian budget measures are necessary, but its attacks on Italy's research base are unwise and short-sighted. The government has treated research as just another expense to be cut, when in fact it is better seen as an investment in building a twenty-first-century knowledge economy. Indeed, Italy has already embraced this concept by signing up to the European Union's 2000 Lisbon agenda, in which member states pledged to raise their research and development (R&D) budgets to 3% of their gross domestic product. Italy, a G8 country, has one of the lowest R&D expenditures in that group — at barely 1.1%, less than half that of comparable countries such as France and Germany.

The government needs to consider more than short-term gains brought about through a system of decrees made easy by compliant ministers. If it wants to prepare a realistic future for Italy, as it should, it should not idly reference the distant past, but understand how research works in Europe in the present >>.

http://it.youtube.com/watch?v=WFLXgvqE7Nc