sabato, maggio 09, 2009

Zingari?Albanesi?Romeni?



Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura.Non amano l'acqua, molti di loro puzzano perchè tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l'elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacol ati, violenti . Le nostre donne li evitano non solo perchè poco attraenti e selvatici ma perchè si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali.

Il testo è tratto da una relazione dell'Ispettorato per l'Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912.

La relazione così prosegue:

Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell'Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione.

venerdì, aprile 24, 2009

Il 25 Aprile non è una festa che ognuno interpreta a suo modo!


Mi son svegliata con un grande peso sullo stomaco, con un grande senso di responsabilità e di dovere da soddisfare...
Ieri tra le risate di un bar e i discorsi di amici dopo un'intensa giornata di lavoro, si è discusso su come utilizzare il tempo nel giorno del 25 Aprile, che tra l'altro cade proprio di sabato.
Solo ieri mi sono accorta, come se piombassi in un baratro, di come tale data è diventata la propaggine della gita fuori porta di Pasquetta, resa solenne dalla garanzia del bel tempo!

Nel pensiero della solita gita fuori porta, mi è venuto in mente quel ricordo di bambina (avevo 9 anni, ben 20 anni fa) in cui mio prozio mi spiegava perchè quel giorno -il 25 Aprile- non si andasse a scuola, mostrandomi, durante i preparativi della festa fuori porta, le immagini di un libro intitolato "Fotostoria Italiana", in cui erano presenti i cadaveri dei partigiani gambizzati dai Fascisti e tramite il quale mi spiegava cosa fosse il fascismo, cosa fosse il regime e cosa avesse generato.
Al ricordo di quelle foto nella mia mente, ho esordito dicendo "Ragà non dimentichiamoci che nel 25 Aprile si festeggia la Liberazione" e di tutta risposta ho udito "E vabbè, ognuno festeggia ciò che vuole..."
Per un attimo ho visto buio, per un attimo ho capito cosa significa cancellare la memoria storica, e ho sofferto!

E li a chiacchierare del fascismo come una nuvoletta grigia sul sussidiario...

Ho camuffato, ho evitato le mie solite sfuriate politiche da "Nostalgica idealista di sinistra che ancora non sa come è fatto il mondo"; dentro di me ho pianto. Ma il mio pianto in silenzio era quello dovuto all'osservare come la storia venga cancellata: basta una frase, un incipit e viene rimossa...
Ed ecco che chi come me si ammazza per ricostruirla, osserva sè stesso con gli occhi di chi guarda dall'esterno: "storici-archeologi?dei poveri idealisti che vogliono conservare tutto per ricordare tutto...a che serve?"
Per una volta, senza dare colpe ad personam ma ad una società degenerata, mi sono sentita piccola piccola, invisibile, annullata...

Con tutto il bene che voglio ai miei amici, con tutto il rispetto che posso avere nei loro confronti e nei confronti di chi non la pensa come me, purtroppo devo ricordare loro che sono anche io una storica, perchè chi è un archeologo (o chi prova a farlo come me) o per chi è uno storico, e d'obbligo il dovere etico nei confronti del passato e quindi anche del futuro.
Si ha il dovere etico della MEMORIA! Si ha il dovere etico, non solo per sé stessi ma anche per gli altri di dare il degno riconoscimento a questo giorno!
Purtroppo non posso fare ciò con la gita fuori porta, ma lo farò stando con i miei nonni, nonni che ancora, davanti alla data del 25 Aprile, hanno uno stralucicchio negli occhi, sorridono e lo definiscono come "Sa die de Liberazione dae su Fascismu"
e osservano un minuto di silenzio in ricordo dei Partigiani, benedendo ciò che oggi mangiano e hanno, perchè lo hanno, come dicono loro, grazie anche all'antifascismo!

venerdì, aprile 03, 2009

PROCURADE 'E MODERARE


Procurade 'e moderare-1794

Appassionato inno contro la prepotenza feudale dei proprietari terrieri. Questo canto di protesta popolare è stato composto alla fine del 1700 da Francesco Ignazio Mannu, Cavaliere e Magistrato (nato a Ozieri il 18 maggio 1758 e morto a Cagliari nel 1839).

Questo Inno è stato scritto in seguito ai drammatici eventi vissuti dal popolo sardo dopo i fatti del 28 aprile 1794, giorno in cui iniziò la rivolta guidata da Giovanni Maria Angioj. Può essere annoverato tra i canti popolari più antichi d'Europa. L'opera è articolata in 47 ottave logudoresi e 375 versi che evidenziano la forte identità del popolo sardo e la sua propensione alla ricerca della democrazia e della giustizia anche attraverso la lotta al potere ingiustificato dei feudatari. Questo inno "Su patriotu sardu a sos feudatàrios", meglio conosciuto come "Procurade 'e moderare", è stato pubblicato per la prima volta in Corsica nel 1794, esprime la volontà di riscatto della Nazione Sarda.

Alcuni l'anno definita "La Marsigliese Sarda", forse per il suo interno vigore, una forza e un richiamo appassionato al popolo sardo nella condanna senza appello per chi aveva sfruttato e soggiogato le persone. Questo brano, a cui è difficile rimanere indifferenti, non solo risveglia le coscienze sul lato emotivo delle persone ma può anche essere considerato un alto esempio della letteratura isolana, per la dignità espressiva e per le sue idee. L'ideologia illuministica che possiamo trovare alla base di "Procurade 'e moderade" si inserisce nel nazionalismo proto-romantico; un forte legame con lo spirito dell'indipendenza delle colonie d'America, con la Rivoluzione Francese e con i Diritti dell'Uomo e del Cittadino. Questo inno non è alieno dal forte slancio e dalla tempesta di Sturm und Drang tedesco, ne condivide l'anelito; la fede e la ragione sono nell'inno in armonia sinergica per contrastare "l'ancien régime" e il suo feudalesimo, un appello per il Risorgimento nazionale sardo contro lo straniero piemontese.

Procurad'e moderare,
barones, sa tirannia,
chi si no, pro vide mia
torrades a pes in terra!
Declarada est zai sa gherra
contra sa prepotenzia:
incumintza' sa passenzia
in su populu a mancare!

Mirade ch'est allumanne
contr' e ois su fogu,
mirade ca no est zogu,
chi sa cosa andat 'e veras;
mirade chi sas aeras
ammenezzana temporale;
zente cussizzada male,
iscultade sa oghe mia

No apprettedas s 'isprone
A su poveru ronzinu,
Si no in mesu caminu
S'arrempellat appuradu;
Mizzi ch'es tantu cansadu
E non 'nde podet piusu;
Finalmente a fundu in susu
S'imbastu 'nd 'hat a bettare

Su pobulu chi in profundu
Letargu fit sepultadu
Finalmente despertadu
S'abbizzat ch 'est in cadena,
Ch'istat suffrende sa pena
De s'indolenzia antiga:
Feudu, legge inimiga
A bona filosofia!

Che ch'esseret una inza,
Una tanca, unu cunzadu,
Sas biddas hana donadu
De regalu o a bendissione;
Comente unu cumone
De bestias berveghinas
Sos homines et feminas
Han bendidu cun sa cria

Pro pagas mizzas de liras,
Et tale olta pro niente,
Isclavas eternamente
Tantas pobulassiones,
E migliares de persones
Servint a unu tirannu.
Poveru genere humanu,
Povera sarda zenia!

Deghe o doighi familias
S'han partidu sa Sardigna,
De una menera indigna
Si 'nde sunt fattas pobiddas;
Divididu s'han sas biddas
In sa zega antichidade,
Però sa presente edade
Lu pensat rimediare.

Naschet su Sardu soggettu
A milli cumandamentos,
Tributos e pagamentos
Chi faghet a su segnore,
In bestiamen et laore
In dinari e in natura,
E pagat pro sa pastura,
E pagat pro laorare.

Meda innantis de sos feudos
Esistiana sas biddas,
Et issas fìni pobiddas
De saltos e biddattones.
Comente a bois, Barones,
Sa cosa anzena est passada?
Cuddu chi bos l'hat dada
Non bos la podiat dare.

No est mai presumibile
Chi voluntariamente
Hapat sa povera zente
Zedidu a tale derettu;
Su titulu ergo est infettu
De s'infeudassione
E i sas biddas reione
Tenene de l'impugnare

Sas tassas in su prinzipiu
Esigiazis limitadas,
Dae pustis sunt istadas
Ogni die aumentende,
A misura chi creschende
Sezis andados in fastu,
A misura chi in su gastu
Lassezis s 'economia.

Non bos balet allegare
S'antiga possessione
Cun minettas de presone,
Cun gastigos e cun penas,
Cun zippos e cun cadenas
Sos poveros ignorantes
Derettos esorbitantes
Hazis forzadu a pagare

A su mancu s 'impleerent
In mantenner sa giustissia
Castighende sa malissia
De sos malos de su logu,
A su mancu disaogu
Sos bonos poterant tenner,
Poterant andare e benner
Seguros per i sa via.

Est cussu s'unicu fine
De dogni tassa e derettu,
Chi seguru et chi chiettu
Sutta sa legge si vivat,
De custu fine nos privat
Su barone pro avarissia;
In sos gastos de giustissia
Faghet solu economia

Su primu chi si presenta
Si nominat offissiale,
Fattat bene o fattat male
Bastat non chirchet salariu,
Procuradore o notariu,
O camareri o lacaju,
Siat murru o siat baju,
Est bonu pro guvernare.

Bastat chi prestet sa manu
Pro fagher crescher sa rènta,
Bastat si fetat cuntenta
Sa buscia de su Segnore;
Chi aggiuet a su fattore
A crobare prontamente
Missu o attera zante
Chi l'iscat esecutare

A boltas, de podattariu,
Guvernat su cappellanu,
Sas biddas cun una manu
Cun s'attera sa dispensa.
Feudatariu, pensa, pensa
Chi sos vassallos non tenes
Solu pro crescher sos benes,
Solu pro los iscorzare.

Su patrimoniu, sa vida
Pro difender su villanu
Cun sas armas a sa manu
Cheret ch 'istet notte e die;
Già ch 'hat a esser gasie
Proite tantu tributu?
Si non si nd'hat haer fruttu
Est locura su pagare.

Si su barone non faghet
S'obbligassione sua,
Vassallu, de parte tua
A nudda ses obbligadu;
Sos derettos ch'hat crobadu
In tantos annos passodos
Sunu dinaris furados
Et ti los devet torrare.

Sas rèntas servini solu
Pro mantenner cicisbeas,
Pro carrozzas e livreas,
Pro inutiles servissios,
Pro alimentare sos vissios,
Pro giogare a sa bassetta,
E pro poder sa braghetta
Fora de domo isfogare,

Pro poder tenner piattos
Bindighi e vinti in sa mesa,
Pro chi potat sa marchesa
Sempre andare in portantina;
S'iscarpa istrinta mischina,
La faghet andare a toppu,
Sas pedras punghene troppu
E non podet camminare

Pro una littera solu
Su vassallu, poverinu,
Faghet dies de caminu
A pe', senz 'esser pagadu,
Mesu iscurzu e ispozzadu
Espostu a dogni inclemenzia;
Eppuru tenet passienzia,
Eppuru devet cagliare.

Ecco comente s 'impleat
De su poveru su suore!
Comente, Eternu Segnore,
Suffrides tanta ingiustissia?
Bois, Divina Giustissia,
Remediade sas cosas,
Bois, da ispinas, rosas
Solu podides bogare.

Trabagliade trabagliade
O poveros de sas biddas,
Pro mantenner' in zittade
Tantos caddos de istalla,
A bois lassant sa palla
Issos regoglin' su ranu,
Et pensant sero e manzanu
Solamente a ingrassare.

Su segnor feudatariu
A sas undighi si pesat.
Dae su lettu a sa mesa,
Dae sa mesa a su giogu.
Et pastis pro disaogu
Andat a cicisbeare;
Giompidu a iscurigare
Teatru, ballu, allegria

Cantu differentemente,
su vassallu passat s'ora!
Innantis de s'aurora
Già est bessidu in campagna;
Bentu o nie in sa muntagna.
In su paris sole ardente.
Oh! poverittu, comente
Lu podet agguantare!.

Cun su zappu e cun s'aradu
Penat tota sa die,
A ora de mesudie
Si zibat de solu pane.
Mezzus paschidu est su cane
De su Barone, in zittade,
S'est de cudda calidade
Chi in falda solent portare.

Timende chi si reforment
Disordines tantu mannos,
Cun manizzos et ingannos
Sas Cortes han impedidu;
Et isperdere han cherfidu
Sos patrizios pius zelantes,
Nende chi fint petulantes
Et contra sa monarchia

Ai caddos ch'in favore
De sa patria han peroradu,
Chi s'ispada hana ogadu
Pro sa causa comune,
O a su tuju sa fune
Cheriant ponner meschinos.
O comente a Giacobinos
Los cheriant massacrare.

Però su chelu hat difesu
Sos bonos visibilmente,
Atterradu bat su potente,
Ei s'umile esaltadu,
Deus, chi s'est declaradu
Pro custa patria nostra,
De ogn'insidia bostra
Isse nos hat a salvare.

Perfidu feudatariu!
Pro interesse privadu
Protettore declaradu
Ses de su piemontesu.
Cun issu ti fist intesu
Cun meda fazilidade:
Isse papada in zittade
E tue in bidda a porfia.

Fit pro sos piemontesos
Sa Sardigna una cucagna;
Che in sas Indias s 'Ispagna
Issos s 'incontrant inoghe;
Nos alzaiat sa oghe
Finzas unu camareri,
O plebeu o cavaglieri
Si deviat umiliare...

Issos dae custa terra
Ch'hana ogadu migliones,
Beniant senza calzones
E si nd'handaiant gallonados;
Mai ch'esserent istados
Chi ch'hana postu su fogu
Malaittu cuddu logu
Chi criat tale zenìa

Issos inoghe incontràna
Vantaggiosos imeneos,
Pro issos fint sos impleos,
Pro issos sint sos onores,
Sas dignidades mazores
De cheia, toga e ispada:
Et a su sardu restada
Una fune a s'impiccare!

Sos disculos nos mandàna
Pro castigu e curressione,
Cun paga e cun pensione
Cun impleu e cun patente;
In Moscovia tale zente
Si mandat a sa Siberia
Pro chi morzat de miseria,
Però non pro guvernare

Intantu in s'insula nostra
Numerosa gioventude
De talentu e de virtude
Ozïosa la lassàna:
E si algun 'nd'impleàna
Chircaiant su pius tontu
Pro chi lis torrat a contu
cun zente zega a trattare.

Si in impleos subalternos
Algunu sardu avanzàna,
In regalos non bastada
Su mesu de su salariu,
Mandare fit nezessariu
Caddos de casta a Turinu
Et bonas cassas de binu,
Cannonau e malvasia.

De dare a su piemontesu
Sa prata nostra ei s'oro

Est de su guvernu insoro

Massimu fundamentale,

Su regnu andet bene o male
No lis importat niente,

Antis creen incumbeniente

Lassarelu prosperare.


S'isula hat arruinadu

Custa razza de bastardos;

Sos privilegios sardos

Issos nos hana leadu,

Dae sos archivios furadu

Nos hana sas mezzus pezzas
Et che iscritturas bezzas

Las hana fattas bruiare.

De custu flagellu, in parte,

Deus nos hat liberadu.

Sos sardos ch'hana ogadu

Custu dannosu inimigu,

E tue li ses amigu,

O sardu barone indignu,

E tue ses in s'impignu

De 'nde lu fagher torrare


Pro custu, iscaradamente,

Preigas pro su Piemonte,

Falzu chi portas in fronte

Su marcu de traitore;

Fizzas tuas tant'honore

Faghent a su furisteri,

Mancari siat basseri
Bastat chi sardu no siat.

S'accas 'andas a Turinu

Inie basare dès
A su minustru sos pes

E a atter su... già m 'intendes;

Pro ottenner su chi pretendes

Bendes sa patria tua,
E procuras forsis a cua

Sos sardos iscreditare


Sa buscia lassas inie,

Et in premiu 'nde torras

Una rughitta in pettorra

Una giae in su traseri;

Pro fagher su quarteri

Sa domo has arruinodu,

E titolu has acchistadu

De traitore e ispia.


Su chelu non faghet sempre

Sa malissia triunfare,

Su mundu det reformare

Sas cosas ch 'andana male,

Su sistema feudale

Non podet durare meda?

Custu bender pro moneda

Sos pobulos det sensare.

S'homine chi s 'impostura

Haiat già degradadu

Paret chi a s'antigu gradu

Alzare cherfat de nou;

Paret chi su rangu sou

Pretendat s'humanidade;
Sardos mios, ischidade

E sighide custa ghia.


Custa, pobulos, est s'hora

D'estirpare sos abusos!

A terra sos malos usos,

A terra su dispotismu;
Gherra, gherra a s'egoismu,

Et gherra a sos oppressores;
Custos tirannos minores

Est prezisu humiliare.

Si no, chalchi die a mossu
Bo 'nde segade' su didu.
Como ch'est su filu ordidu
A bois toccat a tèssere,
Mizzi chi poi det essere
Tardu s 'arrepentimentu;
Cando si tenet su bentu
Est prezisu bentulare.
Traduzione in Italiano.

Baroni (proprietari terrieri),
cercate di moderare la vostra tirannia,
Altrimenti, a costo della mia vita,
tornerete nella polvere (per terra),
La guerra contro la prepotenza
è stata già dichiarata
e nel popolo la pazienza
inizia a mancare

State attenti perché contro di voi
si sta levando il fuoco,
Attenti perché non è un gioco,
se questo inizia per davvero
Guardate che le nubi
preannunciano il temporale
Gente consigliata male
ascoltate la mia voce

Non continuate ad usare lo sprone
sul povero ronzino,
o in mezzo al cammino
si ribellerà imbizzarrito;
è così stanco e malandato
da non poterne più,
e finalmente dovrà rovesciare
il basto e il cavaliere.

Il popolo sardo
che era caduto in un profondo letargo
Finalmente anche se disperato
si accorge di essere schiavo
Sente che sta soffrendo
solo a causa dell'antica indolenza
Feudo, legge nemica
di ogni buona filosofia!

Questa, o popolo sardo,
è l'ora di eliminare gli abusi
Abbasso le abitudini nefaste,
contro ogni dispotismo
Guerra, guerra all'egoismo
e guerra agli oppressori
È importante che questi piccoli tiranni
vengano vinti.

L'autore: Francesco Ignazio Mannu

È l'autore di una delle composizioni poetiche in lingua sarda che più hanno avuto fortuna nei secoli: "S'Innu de su patriotu sardu a sos feudatarios", meglio nota con il suo primo verso "Procurade 'e moderare".
Nonostante la notevole diffusione popolare che il testo (anche nella versione cantata) ha avuto e ha tuttora, l'origine dell'inno Procurade 'e moderare è colta e si colloca nella temperie rivoluzionaria della fine del secolo. Lo stesso Mannu non è certo un esponente del basso popolo, anzi. Nasce nel 1758 ad Ozieri e muore nel 1839 a Cagliari. Era cavaliere, cioè esponente della piccola nobiltà, e magistrato. Aderì ai moti insurrezionali della fine del secolo e, in modo particolare, alla rivolta antifeudale di cui condivideva i tratti innovatori dal punto di vista sociale e la strenua difesa patriottica della Sardegna dagli avidi feudatari e latifondisti stranieri. Sul metro più conosciuto dal popolo, quello dei "gosos" o laudi religiose, pubblica alla macchia in Corsica nel 1794 l'inno che lo renderà famoso. Si tratta di 47 strofe di otto versi di ottonari. È un logudorese sorvegliato che cerca un compromesso tra l'aulicità e la necessità di rivolgersi al popolo. La lingua è abbastanza ricca di apporti lessicali di vario genere. In particolare, vista la tematica politica, vi confluisce una buona dose di latinismi, spagnolismi e italianismi giuridico-politici. Nella parte finale della sua vita, Mannu sembra pentirsi di queste sue posizioni oltranziste e rientra nei ranghi di una posizione politica più moderata. Il suo inno assurge però a pietra miliare per qualsiasi patriota e rivoluzionario sardo.

domenica, marzo 01, 2009

Il mito per spiegare la storia e la storia mitica che non esiste.


Sto tentando ancora di mettermi nei panni di chi non la pensa come noi, e che porta avanti il baluardo del tornaconto economico e di immagine, che le “mitiche” statue di Monti Prama avranno una volta esposte al G8, e sto provando ad eliminare tutta la patina ideologica, e sto cercando di pensare solo a questo miracoloso tornaconto economico e di immagine che l'isola dovrebbe avere in seguito dell'esposizione delle Statue "sconosciute".
Bè, sarà per deformazione professionale, ma non riuscendo a intravedere questa macchina economica che si muove intorno alle statue, mi è venuta in mente solo una cosa: una cosa banale, forse stupida, ma che mi fa ridere e poiché abbiamo necessità di ridere (lo dicono anche i premier!) e noi sardi in particolar modo, di ricominciare a sorridere, proverò anche io a farvi sorridere.
É da qualche mese che ripenso a quando ero ancora al Liceo e a quante volte si sia ripetutamente parlato di mito e storia, di storia e mito, e sarà che le statue di Monti Prama sono impregnate di miti, che mi è venuto da ripensare al Liceo.
Allora, a 14 anni lo vedevo come un concetto barboso e assolutamente inutile...
Infatti, che ci fosse la lezione di greco, che ci fosse la lezione di latino, di filosofia, epica, storia o italiano, qualcuno faceva riferimento a questo magico concetto del mito e della storia, e il dramma è stato che ce lo siamo portati avanti per 5 anni di liceo...
E tale blocco concettuale era uno dei nodi portanti di tutta la programmazione scolastica: ovvero gli studenti dovevano essere in grado di acquisire e comprendere la differenza tra storia e mito.
Addirittura, mi ricordo che esisteva un libro di epica che credo si intitolasse “Dalla storia al mito, dal mito alla storia” con una trentina di pagine su un centinaio in totale, che cercava di spiegare a te, studente 14enne o 16enne, quale fosse la differenza tra storia e mito e tutti gli escamotage di questo affascinante blocco concettuale.
Ne è prova, che, una volta iniziata la 1° Liceo e le lezioni di Filosofia, anche chi studiava di meno era pienamente a conoscenza delle storielle utilizzate da Platone nei suoi dialoghi, chiunque sapeva raccontare il Mito della Caverna, il Mito del Sole, il Mito di Atlantide nel Crizia e così via.
Anche chi aveva ripetutamente 2, rimaneva affascinato e ricordava il racconto del mito: forse per via della sua facilità o per via della sua “storiella”, che sembrava quasi banalizzare colui che poi sarebbe diventato uno dei più grandi pensatori per il mondo Occidentale.
Ma chiunque, tra gli studenti, era a conoscenza (e lo è tutt'oggi!) del fatto che le interrogazioni di Filosofia non avrebbero mai avuto alcuna domanda che iniziasse con “Raccontami il mito della Caverna...” o “Raccontami il Mito di Atlantide...” e che tale domanda, qualora ci fosse stata, avrebbe celato in sé l'esposizione di quella che era la metafora del mito in ogni suo singolo particolare.
Certo noi ci auguravamo nei nostri sogni che ci venisse richiesto di raccontare uno dei miti, e che dopo aver esposto “le favolette platoniche” in ogni singolo particolare come se fossimo aedi, l'insegnante ci stringesse la mano e ci dicesse: “Bene, ti metto 8 puoi andare a posto”.
Ma così funzionava solo nei nostri sogni, nei nostri miti.
La realtà era che, una volta all'interrogazione, provavamo in tutti modi ad esporre per filo e per segno il mito, ma dopo 5 minuti arrivava immediata l'interruzione, che esordiva con un sorriso compiaciuto e con: “Bene, vedo che la storiella la conosci, ma poiché questa è un'interrogazione di filosofia e non di “fiabologia”, poiché il mito platonico è uno strumento che Platone usa per spiegare il suo pensiero, saresti in grado di dirmi che cosa potrebbe rappresentare Atlantide nella mente di un cittadino Ateniese del V secolo?”
E lì, davanti alla solenne domanda, nelle nostre teste si affastellavano i mostri della 1a Liceo Classico, tutti insieme danzavano confusamente i protagonisti del V sec., come in un girone dell'Inferno, e quel V sec. creava tanto di quel terrore da portare gli studenti a dire le più grandi cazzate all'interrogazione di filosofia.
E ricordo, come se fosse ieri, una di quelle risposte incredibili, mitiche, trascritte alla fine del libro...che diceva più o meno così: “Bè sicuramente il fatto che ad Atlantide non ci fosse la proprietà privata, ha indotto gli abitanti ateniesi ad appoggiare il pensiero comunista e far nascere la rivoluzione!”
E davanti ad una simile sparata, l'aula riecheggiava di risate e l'insegnante più frustrata che mai, rispondeva: “La rivoluzione d'ottobre la vedrai tu a casa tua, quando ad Ottobre del prossimo anno ti ritroverai nuovamente in 1a Liceo, vai a sederti, e per la stupidaggine ti pigli 2!”
Ecco come si concludevano i miti platonici nei Licei Classici degli anni '90, con una realtà che tanto si discostava da Atlantide...
Sarà che siamo tornati indietro e che sempre di più dobbiamo avvalerci del “mito” per spiegare le nostre storie, anche a me è venuto in mente un “mito”.
Ma sia ben chiaro che a me è venuto in mente per spiegare le mie ragioni, non per mascherarle di dogmatica verità, come qualcuno in questi ultimi anni ha fatto con Atlantide e non per dire che queste diaboliche Statue di Monti Prama siano opera di un fabbro platonico che viveva ad Atlantide prima dello Tsunami!
No, no, sia ben chiaro, il mio mito, che poi è una metafora, vuole solo far sorridere e riflettere.
Bè, perché se avessi voluto parlare di dogmi, alla fine della 1° Liceo Classico avrei avuto Filosofia a Settembre (e credo che chi ha paragonato la Sardegna ad Atlantide nel 2003, non era tanto forte al Liceo...)
Vi espongo il mio mito o la mia metafora, chiamatela come vi pare!
"C'era una volta un bambinello povero, ma era uno in gamba, figlio di Dio addirittura, solo che era così povero che è nato in una grotta al freddo e al gelo...
La sua nascita fu così famosa da essere conosciuta anche lontano, lontanissimo, tanto da spingere tre Re, che venivano da una terra mitica e lontana, a portargli in dono oro, incenso e mirra
".
Adesso vi svelo la metafora del mito.
Immaginiamo che il bambinello rappresenti i potenti del G8 (lo so c'è un'incongruenza perché quelli sono ricchi e il bambinello era povero, ma allo stesso modo i potenti della terra si sentono figli di Dio per via del loro potere) e immaginiamo che, i Tre Re venuti da lontano siano tre sardi e che i tre doni siano tre statue di Monti Prama: Efis (oro), Gavino (incenso) e Baroreddu (mirra).
In fondo, i sardi che vogliono omaggiare il bambinello con le statue, si sentono Re della loro terra mitica, come mitica è la terra dei re della storia, e le tre statue hanno per questi tre sardi il valore di oro, incenso e mirra.
Adesso io mi chiedo: chiunque di noi abbia mai sentito la storia del bambinello e dei re, sa dirmi che fine fecero l'oro, l'incenso e la mirra?
Qualcuno ha poi mai letto che questi straordinari doni siano stati in qualche modo fatti circolare come beni di straordinaria bellezza? Sembrerebbe che questi beni siano scomparsi nella storia del bambinello.
Infatti, nella storia vera, il bambinello diventa grande e sempre più ricco (di spirito santo e non di panfili naturalmente)...Ma dei tre beni non se ne sa più nulla! Scomparsero la notte del 7 Gennaio!
Che fine fecero quindi l'oro, l'incenso e la mirra? E che significato ebbero per il bambinello?
Possiamo ipotizzare che i genitori del bambinello li abbiano offerti ai pastori venuti in adorazione... ma la storia non ci racconta un episodio simile. Oppure possiamo pensare che i beni siano stati utilizzati per finanziare opere di bene... Neanche! La storia non ci dice nulla del genere.
O forse i tre re se li riportarono a casa e dissero ai loro sudditi “Vi abbiamo riportato lo spirito santo!”. Già mi immagino i cittadini della terra dei re che sotto i baffi dicono “Abà zi magnemmu lo spirito santo?”(trad. “Perché ci nutriamo di Spirito Santo?”) Ma, lasciamo perdere o scado nella blasfemia...
La realtà è che i beni arrivarono nella grotta e poi non se ne seppe più nulla.
I tre re tornarono a casa loro pieni di Spirito Santo e chi si è visto si è visto.
La differenza tra il mito e la nostra realtà è che se anche i re (i sardi) portassero al bambinello ( i potenti del G8) i tre doni (le tre statue), i nostri re non tornerebbero a casa pieni di spirito santo, e di certo i loro doni faranno la fine dell'oro, dell'incenso e della mirra...scompariranno nella storia, perché si è dato loro un valore economico e non si è colto il loro reale significato...metaforico!
Chiedo scusa per lo sfogo disordinato dei miei pensieri...
Ditemi cosa ne pensate, in fondo è meglio questo di mito che quello di Sardegna e Atlantide, no?

giovedì, febbraio 05, 2009

ANALFABETISMO di Antonio Gramsci

ANALFABETISMO
Antonio Gramsci

Perché in Italia ci sono ancora tanti analfabeti?. Perché in Italia c'è troppa gente che limita la propria vita al campanile, alla famiglia. Non è sentito il bisogno dell'apprendimento della lingua italiana, perché per la vita comunale e famigliare basta il dialetto, perché la vita di relazione si esaurisce tutta quanta nella conversazione in dialetto. L'alfabetismo non è un bisogno, e perciò diventa un supplizio, un'imposizione di prepotenti. Per farlo diventare bisogno occorrerebbe che la vita generale fosse più fervida, che essa investisse un numero sempre maggiore di cittadini, e così facesse nascere autonomamente il senso del bisogno, della necessità dell'alfabeto e della lingua. Ha più giovato all'alfabetismo la propaganda socialista di tutte le leggi sull'insegnamento obbligatorio. La legge è un'imposizione: può importi di frequentare la scuola, non può obbligarti a imparare, e, quando abbia imparato, a [non] dimenticare. La propaganda socialista desta subito il sentimento vivo del non essere solo individui di una piccola cerchia d'interessi immediati (il comune e la famiglia), ma i cittadini di un mondo più vasto, con gli altri cittadini del quale bisogna scambiare idee, speranze, dolori. La coltura, l'alfabeto ha così acquistato uno scopo, e fino a quando questo scopo vive nelle coscienze, l'amore del sapere si affermerà imperioso. E' verità sacrosanta, di cui i socialisti possono andar fieri: l'analfabetismo sparirà completamente, solo quando il socialismo l'avrà fatto sparire, perché il socialismo è l'unico ideale che può fare diventare cittadini, nel senso migliore e totale della parola, tutti gli italiani che ora vivono solo dei loro piccoli interessi personali, uomini nati solo a consumar vivande.

"La Città futura", p. 2. Raccolto in SC, 81-82.

No al commissariamento delle Sopr. Archeologiche di ROMA e OSTIA


giovedì, gennaio 22, 2009

Noi vittime dei Preti pedofili (l'Espresso 22-01-2009)

Noi vittime dei preti pedofili

di Paolo Tessadri
(da L'Espresso del 22-01-2009)

Decine di bambini e ragazzi sordi violentati e molestati in un istituto di Verona fino al 1984. E dopo decenni di tormenti, gli ex allievi trovano la forza di denunciare gli orrori. Ma molti dei sacerdoti sono ancora lì
er oltre un secolo è stato un simbolo della carità della Chiesa: una scuola specializzata per garantire un futuro migliore ai bambini sordi e muti, sostenendoli negli studi e nell'inserimento al lavoro. L'Istituto Antonio Provolo di Verona ospitava i piccoli delle famiglie povere, figli di un Nord-est contadino dove il boom economico doveva ancora arrivare. Fino alla metà degli anni Ottanta è stato un modello internazionale, ma nel tetro edificio di Chievo, una costruzione a metà strada tra il seminario e il carcere, sarebbero avvenuti episodi terribili.
Solo oggi, rincuorati dalle parole di condanna pronunciate da papa Ratzinger contro i sacerdoti pedofili, decine di ex ospiti hanno trovato la forza per venire allo scoperto e denunciare la loro drammatica esperienza: "Preti e fratelli religiosi hanno abusato sessualmente di noi". Un'accusa sottoscritta da oltre 60 persone, bambini e bambine che hanno vissuto nell'Istituto, e che ora scrivono: "Abbiamo superato la nostra paura e la nostra reticenza".
Gli abusi di cui parlano sarebbero proseguiti per almeno trent'anni, fino al 1984. Sono pronti a elencare una lunga lista di vittime e testimoni, ma non possono più rivolgersi alla magistratura: tutti i reati sono ormai prescritti, cancellati dal tempo. I sordomuti che dichiarano di portarsi dentro questo dramma sostengono però di non essere interessati né alle condanne penali né ai risarcimenti economici. Loro, scrivono, vogliono evitare che altri corrano il rischio di subire le stesse violenze: una decina dei religiosi che accusano oggi sono anziani, ma restano ancora in servizio nell'Istituto, nelle sedi di Verona e di Chievo. Per questo, dopo essersi rivolti al vescovo di Verona e ai vertici del Provolo, 15 ex allievi hanno inviato a 'L'espresso' le testimonianze - scritte e filmate - della loro esperienza.
Documenti sconvolgenti, che potrebbero aprire uno squarcio su uno dei più gravi casi di pedofilia in Italia: gli episodi riguardano 25 religiosi, le vittime potrebbero essere almeno un centinaio.

La denuncia
Gli ex allievi, nonostante le difficoltà nell'udito e nella parola, sono riusciti a costruirsi un percorso di vita, portandosi dentro le tracce dell'orrore. Dopo l'esplosione dello scandalo statunitense che ha costretto la Chiesa a prendere atto del problema pedofilia, e la dura presa di posizione di papa Benedetto XVI anche loro hanno deciso di non nascondere più nulla. Si sono ritrovati nell'Associazione sordi Antonio Provolo e poi si sono rivolti alla curia e ai vertici dell'Istituto. Una delle ultime lettere l'hanno indirizzata a monsignor Giampietro Mazzoni, il vicario giudiziale, ossia il magistrato del Tribunale ecclesiastico della diocesi di Verona. È il 20 novembre 2008: "I sordi hanno deciso di far presente a Sua Eminenza il Vescovo quanto era loro accaduto. Nella stanza adibita a confessionale della chiesa di Santa Maria del Pianto dell'Istituto Provolo, alcuni preti approfittavano per farsi masturbare e palpare a loro volta da bambine e ragazze sorde (la porta era in quei momenti sempre chiusa a chiave).
I rapporti sodomitici avvenivano nel dormitorio, nelle camere dei preti e nei bagni sia all'Istituto Provolo di Verona che al Chievo e, durante il periodo delle colonie, a Villa Cervi di San Zeno di Montagna". E ancora: "Come non bastasse, i bambini e ragazzi sordi venivano sottoposti a vessazioni, botte e bastonature. I sordi possono fare i nomi dei preti e dei fratelli laici coinvolti e dare testimonianza". Seguono le firme: nome e cognome di 67 ex allievi.

Le storie
I protagonisti della denuncia citano un elenco di casi addirittura molto più lungo, che parte dagli anni Cinquanta. Descrivonomezzo secolo di sevizie, perfino sotto l'altare, in confessionale, dentro ai luoghi più sacri.
Quei bambini oggi hanno in media tra i 50 e i 70 anni: il più giovane compirà 41 anni fra pochi giorni. Qualcuno dice di essere stato seviziato fino quasi alla maggiore età. Gli abusi, raccontano, avvenivano anche in gruppo, sotto la doccia. Scene raccapriccianti, impresse nella loro memoria. Ricorda Giuseppe, che come tutti gli altri ha fornito a 'L'espresso' generalità complete: "Tre ragazzini e tre preti si masturbavano a vicenda sotto la doccia". Ma la storia più angosciante è quella di Bruno, oggi sessantenne, che alla fine degli anni Cinquanta spiccava sugli altri bambini per i lineamenti angelici: era il 'bello' della sua classe. E solo ora tira fuori l'incubo che lo ha tormentato per tutta la vita: "Sono diventato sordo a otto anni, a nove frequentavo il Provolo che ho lasciato a 15 anni. Tre mesi dopo la mia entrata in istituto e fino al quindicesimo anno sono stato oggetto di attenzioni sessuali, sono stato sodomizzato e costretto a rapporti di ogni tipo dai seguenti preti e fratelli.". Ha elencato 16 nomi. Nella lista anche un alto prelato, molto famoso a Verona: due sacerdoti del Provolo avrebbero accompagnato Bruno nel palazzo dell'ecclesiastico.
"Era il 1959, avevo 11 anni. Mi ha sodomizzato e preteso altri giochi sessuali. È stata un'esperienza terribile che mi ha procurato da adulto gravi problemi psicologici".

Il dramma
Un altro ex allievo, Guido, dichiara di essere stato molestato da un prete: "Avveniva nella sua stanza all'ultimo piano. E mi costringeva a fare queste cose anche a Villa Cervi durante le colonie estive e al campeggio sul lago di Garda". Carlo è rimasto all'istituto dai 7 ai 18 anni, e chiama in causa un altro sacerdote: "Mi costringeva spesso con punizioni (in ginocchio per ore in un angolo) e percosse (violenti schiaffi e bastonature) ad avere rapporti con lui". Altre volte si sarebbe trattato di bacchettate sulle mani, mentre di notte "nello stanzone dove dormivo con altri sordi spesso mi svegliava per portarmi nei bagni dove mi sodomizzava o si faceva masturbare. Non ho mai dimenticato".
Sono racconti simili. Tragedie vissute da bambini di famiglie povere, colpiti dalla sordità e poi finiti tra le mura dell'istituto; drammi tenuti dentro per decenni. Ricostruisce Ermanno: "La violenza è avvenuta nei bagni e nelle stanze dell'Istituto Provolo e anche nella chiesa adiacente". "Se rifiutavo minacciava di darmi un brutto voto in condotta, questi fatti mi tornano sempre in mente", scrive un altro. Giuseppe qualche volta a Verona incontra il suo violentatore, "ancora oggi quando lo vedo provo molto disagio. Non sono mai riuscito a dimenticare". Stando alle denunce, le vittime erano soprattutto ragazzini. Ma ci sono anche episodi testimoniati da bambine. Lina ora ha cinquant'anni, è rimasta "all'istituto per sordomuti dai sei ai 17 anni. A tredici anni nella chiesa, durante la confessione faccia a faccia (senza grata), il sacerdote mi ha toccata il seno più volte. Ricordo bene il suo nome. Io mi sono spaventata moltissimo e da allora non mi sono più confessata". Giovanna scrive che un altro prete "ha tirato fuori il membro e voleva che lo toccassi". E per molte ragazzine i fatti avvenivano nella chiesa dell'istituto, sotto l'altare. A qualcuna, però, è andata molto peggio.

Gli esposti
Oggi l'Istituto Antonio Provolo ha cambiato completamente struttura e missione. Le iniziative per il sostegno ai sordomuti sono state ridimensionate e vengono finanziate anche dalla Regione Veneto. Adesso l'attività principale è il Centro educativo e di formazione professionale, gestito interamente da laici, che offre corsi d'avanguardia per giovani ed è specializzato nella riqualificazione di disoccupati. Al vertice di tutto ci sono sempre i religiosi della Congregazione della Compagnia di Maria per l'educazione dei sordomuti, che dipendono direttamente dalla Santa Sede. Alla Congregazione si sono rivolti gli ex allievi chiedendo l'allontanamento dei sacerdoti chiamati in causa.Secondo la loro associazione, "c'è già stata più di un'ammissione di colpa". La più importante risale al 2006, quando don Danilo Corradi, superiore generale dell'Istituto Provolo, avrebbe incontrato più di 50 ex allievi. Secondo l'Associazione, il superiore a nome dell'Istituto avrebbe chiesto 12 volte scusa per gli abusi commessi dagli altri religiosi. I testimoni ricostruiscono una riunione dai toni drammatici: don Corradi che stringe il capo fra le mani, suda, chiede perdono, s'inginocchia. Ma i sordomuti avrebbero preteso l'allontanamento dei sacerdoti coinvolti, senza ottenerlo. A 'L'espresso' don Danilo Corradi fornisce una versione diversa: "Ho sentito qualcosa, ma io sono arrivato nel 2003 e di quello che è successo prima non so. Non rispondo alle accuse, non so chi le faccia: risponderemo dopo aver letto l'articolo".

La Curia
Da quasi due anni gli ex allievi si sono appellati anche alla Curia di Verona, informandola nel corso di più incontri. Il presidente della Associazione sordi Antonio Provolo, Giorgio Dalla Bernardina, ne elenca tre: a uno hanno preso parte 52 persone. E scrive al vescovo: "Nonostante i nostri incontri in Curia durante i quali abbiamo fatto presente anche e soprattutto gli atti di pedofilia e gli abusi sessuali subiti dai sordomuti durante la permanenza all'istituto, a oggi non ci è stata data alcuna risposta". L'ultima lettera è dell'8 dicembre 2008. Pochi mesi prima, a settembre, avevano fatto l'ennesimo tentativo, inviando una raccomandata al vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Zenti. Senza risposta, "nonostante le sue rassicurazioni e promesse di intervento". Questa missiva è stata firmata da tre associazioni di sordi: Associazione Sordi Antonio Provolo, Associazione non udenti Provolo, Associazione sordi Basso Veronese-Legnago.
Il vescovo, interpellato da 'L'espresso', replica con una nota scritta: "Il Provolo è una congregazione religiosa. In quanto tale è di diritto pontificio e perciò sotto la giurisdizione del Dicastero dei religiosi. La diocesi di Verona, sul cui territorio è sorta la Congregazione, apprezza l'opera di carattere sociale da essa svolta in favore dei sordomuti". Poi monsignor Giuseppe Zenti entra nel merito: "Per quanto attiene l'accusa di eventuale pedofilia, rivolta a preti e fratelli laici, che risalirebbe ad alcune decine di anni fa, la diocesi di Verona è del tutto all'oscuro. A me fecero cenno del problema alcuni di una Associazione legata al Provolo, ma come ricatto rispetto a due richieste di carattere economico, nell'eventualità che non fossero esaudite. Tuttavia a me non rivolsero alcuna accusa circostanziata riferita a persone concrete, ma unicamente accuse di carattere generico. Non ho altro da aggiungere se non l'impegno a seguire in tutto e per tutto le indicazioni contenute nel codice di diritto canonico e nelle successive prese di posizione della Santa Sede. Nella speranza che presto sia raggiunto l'obiettivo di conoscere la verità dei fatti".
L'Associazione sordi Antonio Provolo risponde al vescovo negando qualunque ricatto o interesse economico: "Gli abbiamo soltanto fatto presente i problemi, noi vogliamo che quei sacerdoti vengano allontanati perché quello che hanno fatto a noi non accada ad altri".

mercoledì, gennaio 21, 2009

Diversi buoni motivi per cui è MEGLIO SORU!

Il debito totale del bilancio regionale è stato ridotto, in 4 anni, di oltre 2400 milioni di euro.
In Sardegna, nel 2004, si è arrivati a spendere l’esorbitante cifra di 340 milioni di euro per la formazione professionale.
Nel 2004, la Regione Sardegna, enormemente indebitata, impiegava il 98% delle risorse del proprio bilancio per le spese correnti, ovvero stipendi del personale, locali ecc., mentre ora questa percentuale è scesa al 65%: ciò consente di investire il restante 35% nelle politiche sociali, sanitarie, dell’istruzione ecc.

Durante l’amministrazione Soru le auto blu della Regione sono passate da 750 a 50.
L’amministrazione Soru ha eliminato circa 1000 posti di sottogoverno negli enti pubblici, tra cui, ad esempio, le Comunità Montane: non a caso, Soru è uno dei pochi uomini politici elogiati dal libro “La Casta”.
Il 28 aprile 2006, per la prima volta nella storia, la Giunta ha adottato una delibera in lingua sarda.
Grazie alla vittoriosa vertenza entrate condotta dalla Giunta Soru, l’ammontare delle entrate regionali è cresciuto, nel periodo 2007-2009, di 1458 milioni di euro. Si trattava di denaro di spettanza della Sardegna ma che lo Stato tratteneva, inspiegabilmente, a Roma; Soru è riuscito a restituire alla Sardegna queste somme.
Per evitare conflitti di interessi, Soru ha ceduto le proprie azioni Tiscali e Unità al prof. Racugno, illustre studioso e persona di specchiata moralità e indipendenza, che le gestirà senza che Soru possa intervenire in alcun modo. La Sardegna è la prima Regione italiana ad aver disciplinato questa materia.
La connessione veloce a internet serviva, nel 2004, solo il 24% dei comuni sardi mentre, nel 2009, la Regione Sardegna sarà la prima, in Italia, a servire il 100% dei Comuni.
La Regione, per la prima volta, ha destinato un finanziamento di 6 milioni di
euro affinché le categorie più deboli venissero sostenute nel pagamento del canone d’affitto.
La Regione ha finanziato oltre 1000 richieste per l’acquisto della prima casa.
L’ex Cartiera di Arbatax, con il contributo della Regione, è stata trasformata in un polo nautico di eccellenza per la costruzione di imbarcazioni, con la
previsione di 700 assunzioni.

Grazie alla legge regionale n. 6/2008 il costo dell’acqua per usi irrigui è diminuito del 65%.
Secondo i dati Istat gli occupati in Sardegna sono passati dai 575.000 del primo
trimestre 2004 ai 633.000 del secondo trimestre 2008.


… E CHE…

Ugo Cappellacci,
figlio del commercialista di Berlusconi, non è, come vorrebbero far credere, una
novità della politica regionale.
E’ stato assessore al Bilancio ai tempi della giunta Masala, anni 2003-2004:
ovvero l’amministrazione di centrodestra che ha portato il bilancio regionale (di cui proprio lui era responsabile) alla drammatica situazione di indebitamento di cui si è detto. Lo stesso Masala è stato condannato dalla Corte dei Conti a rimborsare 470.000 euro (La Nuova Sardegna, 16 giugno 2008).
Cappellacci è poi diventato assessore al bilancio del Comune di Cagliari: anche qui, con risultati pessimi che hanno condotto le casse comunali ad una situazione disastrosa.

Silvio Berlusconi, che a parole si definisce “un nostro concittadino”, non ha nominato alcun ministro né sottosegretario sardo (salvo Giuseppe Cossiga). Nei giorni dell’alluvione di Capoterra non ha inviato alcun messaggio di cordoglio; nè ha evitato che la sua maggioranza si opponesse all’aumento, proposto da alcuni parlamentari sardi, dei fondi per gli sfollati; ha provato a spostare la sede del G8, già prescelta, da La Maddalena a Napoli; ha fatto eleggere nelle
liste bloccate sarde 5 parlamentari non sardi.

Il Sindaco di Cagliari, Emilio Floris, ha bloccato l’Accordo di Programma, sottoscritto con la Regione, con cui si stanziavano circa 210 milioni di euro per la città capoluogo; denaro col quale, tra le altre cose, l’amministrazione Soru intendeva ricostruire il quartiere di S. Elia e creare un campus universitario con 1000 posti letto in Viale La Playa.
Floris ha impedito che ciò avvenisse. Paolo Maninchedda è uno degli artefici dell’alleanza tra il suo nuovo partito, il Psd’Az, e il centrodestra.
Ma, nel 2004, lo stesso Maninchedda si candidò a sostegno dello schieramento di Soru, nelle cui file venne eletto.
L’Unione Sarda e Videolina, in 5 anni, non hanno mai concesso un’intervista a Renato Soru: il Presidente della Regione, intervistato da tutti i più importanti giornali e televisioni del nostro Paese, non ha avuto spazio sulla principale emittente locale regionale né sul più importante quotidiano sardo. La ragione è semplice: l’editore di Unione Sarda e Videolina, Sergio Zuncheddu, molto vicino a Berlusconi, si è visto bloccare sontuosi progetti immobiliari sul suolo sardo a causa della legge salvacoste.

Questo piccolo schema mette a confronto le politiche del centrodestra con quelle attuate, in questi 5 anni, da Renato Soru e dalla sua maggioranza in quattro settori cruciali quali sanità, istruzione, ambiente e trasporti.

LE POLITICHE DI SORU E DEL CENTRODESTRA

SANITA'
SORU Sanità – Senza l’imposizione di alcun ticket, il sistema sanitario pubblico sardo, che nel 2004 soffriva di ingenti debiti, è stato risanato; ora la Sardegna è una delle poche regioni italiane con i conti in equilibrio. Ciò ha
permesso enormi investimenti, raddoppiati rispetto agli anni del centrodestra; dopo 20 anni in cui si parlava continuamente di chiusure, sono in costruzione o
progettazione 5 nuovi ospedali; i piani personalizzati per persone disabili sono passati da circa 5 mila nel 2004 a quasi 20mila nel 2008.

BERLUSCONI Sanità – Il centrodestra non ha una medesima idea della sanità pubblica. Silvio Berlusconi, che ispira la politica dei suoi colleghi di partito sardi, ha proposto, anziché di rendere virtuosa la spesa, di privatizzare gli
ospedali pubblici in difficoltà (La Stampa.it, 29 settembre 2008).

Questa è un’idea che va contro i principi sanciti dalla Costituzione, la quale afferma che “La Repubblica garantisce cure gratuite agli indigenti” (art. 32).
Smobilitare la sanità pubblica significa ledere questo principio a
favore dei profitti delle cliniche private.

ISTRUZIONE SORU
Istruzione - La Giunta-Soru ha attuato un piano di sostegno agli studenti di proporzioni mai viste nella storia dell’autonomia sarda.
500 euro al mese per gli universitari meritevoli, oltre all’aumento del numero delle borse di studio per non abbienti;
progetto Master and Back per consentire ai giovani laureati di fare esperienze di formazione all’estero con contributi regionali di migliaia di euro mensili;
stanziamento di fondi cospicui per la ricerca; progetto Sardinia Speaks English per l’insegnamento gratuito della lingua inglese alla cittadinanza.

BERLUSCONI Istruzione - Con la c.d. “riforma Gelmini”, il Governo Berlusconi ha operato un enorme taglio di risorse alla scuola e all’università pubblica. Il tutto a vantaggio degli istituti privati, frequentati per lo più da alunni provenienti da famiglie benestanti, che non sono stati toccati dai cruciali quali sanità, istruzione, ambiente e trasporti.


AMBIENTE

SORU Ambiente - La Giunta-Soru ha fatto della tutela dell’ambiente il cavallo di battaglia della propria politica. Sono state bloccate le speculazioni da tempo in atto sulle coste; queste iniziative hanno portato alla nomina di Soru da parte dell’Onu ad “ambasciatore delle coste”. La percentuale di raccolta differenziata è passata in questi 5 anni da un misero 5% a un eccellente 40%, quasi dimezzando la quantità di rifiuti in discarica. L’impegno della Regione nella lotta agli incendi ha portato la Sardegna al primo posto per rapidità di intervento e capacità di estinzione degli incendi boschivi.

BERLUSCONI Ambiente - Berlusconi dà l’impressione di interessarsi delle coste sarde solamente per quanto riguarda i propri interessi personali. La fortissima opposizione del suo partito alla legge salva-coste derivava anche dal fatto che la nuova normativa ha bloccato i progetti riguardanti Costa Turchese e la fascia intorno a Capo Ceraso, di fronte all’isola di Tavolara, dove la famiglia Berlusconi intendeva costruire ville e alberghi su 500 ettari e un porto turistico per duemila imbarcazioni (fonte: Corriere della Sera, 7 settembre 2006).

Ben noto è il vergognoso condono edilizio varato nel 2003 dal Governo Berlusconi, che in Sardegna ha riguardato 17mila edifici costruiti abusivamente a partire dal 1993 (Fonte: L’Unione Sarda, 14 settembre 2003).
Ugo Cappellacci è stato un fiero sostenitore del referendum, tenutosi il 5 ottobre 2008 e miseramente fallito, per l’abrogazione della legge salvacoste.

TRASPORTI SORU -
Trasporti - Grazie alle politiche della Giunta Soru si sono quadruplicati i passeggeri dei voli aerei a basso costo, il che ha contribuito a consentire nel 2008, per la prima volta, che negli aeroporti sardi si superasse il muro dei 6 milioni di passeggeri; con evidenti benefici per il turismo. È stato varato un programma di investimenti per l’acquisto di 540 autobus a.r.s.t., azienda sull’orlo del fallimento nel 2004; è stata inaugurata la metropolitana di superficie a Cagliari e Sassari. Entro 2 anni, dopo il primo viaggio di prova svoltosi l’anno scorso, sarà possibile spostarsi in treno da Cagliari a Sassari in sole 2 ore. Sono stati investiti 1600 milioni di euro per la strada 131, 450 milioni per la Sassari-Olbia e 90 milioni per la 554. La giunta guidata da Renato Soru si è battuta, in questi anni, per abolire la situazione di monopolio della compagnia di navigazione Tirrenia, che riceve un’enorme quantità di finanziamenti pubblici.

BERLUSCONI Trasporti - Il ministro dei Trasporti del Governo Berlusconi, Altero Matteoli, il 7 novembre 2008 faceva sapere che “il Governo avanzerà una richiesta di proroga dell’attuale convenzione” con la Tirrenia, per poi attuarne la privatizzazione (La Repubblica, 7 novembre 2008). La convenzione sarebbe, altrimenti, scaduta nel 2008.

martedì, gennaio 13, 2009

Meglio SORU perchè il vero capitale è la CULTURA e l'ISTRUZIONE


http://www.renatosoru.it/j/x/85?s=4&v=9&c=27
5&va=x&na=1&n=8&id=6109

<<>>
Chi mai in Sardegna ha osato dire cose simili, chi mai per la Sardegna ha pensato un futuro così, chi?
In cinque anni ci ha provato, lasciamolo continuare
MEGLIO SORU!!!

lunedì, ottobre 27, 2008

Un ministro da Nobel

Caro Silvio,
tra uno che il Nobel non lo ha mai vinto e tanti che in Italia lo hanno vinto...perchè non hai scelto qualcuno che il Nobel lo avesse vinto per davvero?!?!
Dalla Montalcini a Dario Fo...per esempio, potevi richiamare Capecchi dagli Stati Uniti, lui è fresco fresco di Nobel...e invece no! Hai scelto uno psiconano che il Nobel non lo ha mai vinto ma è convinto del fatto che lo avrebbe potuto vincere perchè un giornalista lo ha iscritto nella lista dei potenziali Nobel...
Siamo alla frutta...L'Italia è il paese delle Banane!
gurdatevi il video, fa morire dal ridere!
http://it.youtube.com/watch?v=pXKBd3Cg8f0&feature=related

La ricerca va a fuoco e l'Italia è terribilmente arsa dall'ignoranza!

La polemica continua, il disastro non è imminente, è già avvenuto e ora si cerca di correre ai ripari per trovare la speranza di un barlume di cambiamento...Si tenta di salvare il salvabile!
Mi riferisco allo stato della ricerca in Italia, alla qualità degli Atenei, delle scuole Medie superiori ed inferiori, delle scuole elementari e materne. Mi riferisco a quel mondo della produzione culturale che in Italia sta scomparendo, o forse...è già scomparso.
Anche il famoso settimanale NATURE riporta il baratro nel quale l'attuale Governo ci ha spinto e dal quale, il governo precedente non ci ha risparmiati.
Poichè ritengo sia superfluo continuare a discutere e scrivere parole, spero che i pochi lettori di questo blog si accontentino di leggere le parole del NATURE (o anche questo è un settimanale strumentalizzato dalla sinistra?) e possano farsi un'idea guardando il video che ha per protagonista il nostro tanto amato ministro Brunetta.


Nature 455, 835-836 (16 October 2008) | doi:10.1038/455835b; Published online 15 October 2008

Editorial
Cut-throat savings

<page 840). If passed, as expected, the bill would dispose of nearly 2,000 temporary research staff, who are the backbone of the country's grossly understaffed research institutions — and about half of whom had already been selected for permanent jobs.

Even as the scientists were marching, Silvio Berlusconi's centre-right government, which took office in May, decreed that the budgets of both universities and research could be used as funds to shore up Italy's banks and credit institutes. This is not the first time that Berlusconi has targeted universities. In August, he signed a decree that cut university budgets by 10% and allowed only one in five of any vacant academic positions to be filled. It also allowed universities to convert into private foundations to bring in additional income. Given the current climate, university rectors believe that the latter step will be used to justify further budget cuts, and that it will eventually compel them to drop courses that have little commercial value, such as the classics, or even basic sciences. As that bombshell hit at the beginning of the summer holidays, the implications have only just been fully recognized — too late, as the decree is now being transformed into law.

Meanwhile, the government's minister for education, universities and research, Mariastella Gelmini, has remained silent on all issues related to her ministry except secondary schools, and has allowed major and destructive governmental decisions to be carried through without raising objection. She has refused to meet with scientists and academics to hear their concerns, or explain to them the policies that seem to require their sacrifice. And she has failed to delegate an undersecretary to handle these issues in her place.

Scientific organizations affected by the civil-service bill have instead been received by the bill's designer, Renato Brunetta, minister of public administration and innovation. Brunetta maintains that little can be done to stop or change the bill — even though it is still being discussed in committees, and has yet to be voted on by both chambers. In a newspaper interview, Brunetta also likened researchers to capitani di ventura, or Renaissance mercenary adventurers, saying that to give them permanent jobs would be "a little like killing them". This misrepresents an issue that researchers have explained to him — that any country's scientific base requires a healthy ratio of permanent to temporary staff, with the latter (such as postdocs) circulating between solid, well equipped, permanent research labs. In Italy, scientists tried to tell Brunetta, this ratio has become very unhealthy.

The Berlusconi government may feel that draconian budget measures are necessary, but its attacks on Italy's research base are unwise and short-sighted. The government has treated research as just another expense to be cut, when in fact it is better seen as an investment in building a twenty-first-century knowledge economy. Indeed, Italy has already embraced this concept by signing up to the European Union's 2000 Lisbon agenda, in which member states pledged to raise their research and development (R&D) budgets to 3% of their gross domestic product. Italy, a G8 country, has one of the lowest R&D expenditures in that group — at barely 1.1%, less than half that of comparable countries such as France and Germany.

The government needs to consider more than short-term gains brought about through a system of decrees made easy by compliant ministers. If it wants to prepare a realistic future for Italy, as it should, it should not idly reference the distant past, but understand how research works in Europe in the present >>.

http://it.youtube.com/watch?v=WFLXgvqE7Nc

venerdì, ottobre 17, 2008

Il mondo lobotomizzato della forma prende sempre più sostanza...

Passano i mesi estivi, ma con l'autunno i problemi rimangono, e che problemi!
Non saprei da dove iniziare, non saprei cosa commentare...dal tracollo finanziario mondiale, alle pensate scolastiche gelminiane, dalle sparate leghiste alla morte di Heider, e infine dalle minacce a Saviano al lodo Alfano!
Bè è veramente un autunno da non dimenticare!
Cercherò di commentare un po' tutto, a modo mio
A presto Laura

Nell'immagine "La fine del Mondo" dalla Bibbia di Lutero

venerdì, giugno 27, 2008

Le impronte dei bimbi rom e il silenzio della Chiesa / cronaca - Repubblica.it


LA POLEMICA

Le impronte dei bimbi rom
e il silenzio della Chiesa

di FRANCESCO MERLO



A Maroni vorremmo suggerire di prendere le impronte delle mani (e dei piedi) ai neonati cinesi di Milano, che sono già, notoriamente, tutti ladri di identità. Inoltre, per coerenza, potrebbe impartire l'ordine di misurare la lunghezza degli arti ai bimbi di Corleone che crescono (si fa per dire) con il 'criminal profiling' di Totò u curtu. Ed è inutile spiegare a un pietoso uomo d'ingegno come il nostro ministro degli Interni che i minori dell'agro nocerino sarnese e della piana del Sele andrebbero - per proteggerli, badate bene! - sottratti alla patria potestà e affidati alla Dia o, in subordine, allo scrittore Roberto Saviano. E contro il bullismo nelle scuole cosa ci sarebbe di meglio che prendere le impronte, al momento dell'iscrizione, anche ai genitori che sono sempre un po' complici? Ecco, preferiamo mostrarvi il lato grottesco di questa proposta perché sappiamo bene che Roberto Maroni, credendo di essere astuto, lavora per provocare i nostri buoni sentimenti, e dunque non vogliamo cadere nella sua rozza trappola e farci rubare i pensieri. Insomma a noi viene facile assimilare il bambino ai deboli, agli sfruttati, a tutte le altre vittime dell'umanità adulta. Ma contro l'indignazione i leghisti sono bene attrezzati. Dunque rispondono rinfacciandoci la paura della gente, agitano il valore della sicurezza, e ci eccitano perché vorrebbero che in risposta al loro razzismo scomposto noi santificassimo i rom, negassimo qualsiasi rapporto tra campi nomadi e criminalità, tra immigrazione e delitti. E invece non è in difesa dell'accattonaggio, né per esaltare la presunta bellezza esotica e imprendibile della zingara Esmeralda che protegge il povero gobbo di Notre Dame, non è insomma in nome della retorica rovesciata dei miserabili che noi diciamo a Maroni che prendere le impronte digitali a bimbi rom è un segno di inciviltà razzista, che neppure ci sorprende perché non è il primo, non è l'ultimo e purtroppo non sarà neppure il peggiore. Il punto è che, insieme con l'ossessione di Berlusconi per la Giustizia, in questo governo c'è anche l'ossessione leghista per la sicurezza. Ma una cosa è il problema e un'altra cosa l'ossessione. Ebbene, incapace di risolvere il problema che lo ossessiona, Maroni vorrebbe che, per reazione, noi negassimo il problema. Invece noi gli ricordiamo che già il suo predecessore, il mite Giuliano Amato aveva segnalato che in tutte le comunità criminali sta crescendo, anche in Italia, l'uso orribile dei bambini. Ci sono, per esempio, le baby gang. E il libro Gomorra racconta di ragazzini utilizzati nelle vendette trasversali. E in Calabria sono in aumento gli omicidi compiuti da killer ragazzini pagati solo poche centinaia di euro. Ma che facciamo, ministro Maroni, schediamo tutti i bimbi calabresi? Ecco perché non merita i nostri buoni sentimenti, il ministro Maroni. Perché non è vero che in Italia c'è un dibattito tra rigoristi cazzuti (loro) e lassisti rammolliti (noi). Maroni non c'entra nulla con il dibattito europeo, difficile e importante, tra il rigore e l'accoglienza. Nei Paesi più civili d'Europa la sicurezza, la serietà e la responsabilità non sono valori di destra. I socialisti francesi e spagnoli, i socialdemocratici tedeschi, i laburisti inglesi e, aggiungiamo, anche i sindaci italiani di centrosinistra hanno maneggiato con durezza l'argomento dell'immigrazione irregolare e della criminalità. Ma senza sparate comiziali, senza colpi di teatro razzisti, senza i paradossi, gli ossimori e le miserie culturali dei leghisti che - come dimenticarlo? - sono quelli che chiamavano gli immigrati di colore bingo bongo, che parlavano di musi di porco e teste scornificate, che invitavano la Marina "a sparare sulle carrette dei clandestini", e denunziavano l'Europa "in mano ai massoni, agli ebrei, ai musulmani e alle mafie degli immigrati". Perché dunque dovremmo stupirci che, arrivati al governo, vogliano prendere le impronte ai bambini rom? Da anni, ad ogni elezione nelle valli padane, i leghisti affiggono manifesti "giù le mani dai nostri bambini" appropriandosi appunto del vecchio pregiudizio razzista sul misterioso popolo dei ladri di neonati, agitando la leggenda della corte dei miracoli. Si sa che in tutta l'Europa centrale, che registrava il tasso più alto di popolazione zingaresca, per ben tre secoli decreti e leggi furono emanati per "liberare" i bambini degli zingari dai loro genitori naturali, sino alla soluzione finale nazista e dunque all'internamento di adulti e pargoli. Ne furono sterminati più di cinquecentomila. Ebbene, oggi nel rilancio dell'antico pregiudizio con in più la certezza che i bambini rom non siano bambini ma complici, solo criminali in miniatura e dunque più pericolosi e più sfuggenti, c'è la vecchia idea che tutti i bambini del mondo sono allevati per ereditare "la scienza" di papà. E dunque: la criminalità è un destino che il bambino rom ritrova in fondo a se stesso come una roccia. E va bene che il bambin Gesù non era rom, ma la chiesa che in Italia fonda la sua forza molto più sull'immagine dolce del bambinello che su quella del crocifisso, potrebbe almeno dire che i bambini non si toccano. La Chiesa sì che può (deve) permettersi i buoni sentimenti. Non era Gesù che voleva che lasciassero i bambini venire a lui? La Chiesa, che punisce e scomunica in materia di sesso e di scienza, perché tollera e accetta le volgarità dei leghisti contro i marginali e contro la gente da marciapiedi, contro i disperati dei semafori e dei campi, contro i loro bambini? La Chiesa, che è l'ecclesia dei naufraghi, dei diseredati e dei dannati della Terra, perché non interviene? Forse perché i bimbi rom non fanno beneficenza come il terribile boss della Magliana Renato De Pedis che - lo ha raccontato mercoledì Filippo Ceccarelli - è stato sepolto nel più esclusivo cimitero del Vaticano, "sarcofago di marmo bianco, iscrizioni in oro e zaffiro, l'ovale della foto" e "un attestato di grande benefattore dei poveri..., che ha dato molti contributi per aiutare i giovani, interessandosi in particolare per la loro formazione cristiana e umana". I bambini rom, non avendo avuto la fortuna di essere educati da quel sant'uomo di De Pedis, sono rimasti ladruncoli e tutti infedeli, mentre Maroni, come De Pedis, si dichiara fervente cattolico. Quando Berlusconi nominò Maroni all'Interno pensammo subito che aveva affidato l'Ordine al Disordine. Il ministero dell'Interno serve a controllare, appunto dall'interno, la tenuta unitaria del Paese contro tutte le cellule disgregative, tanto sociali (delinquenti) quanto politiche (eversori). Ebbene, si sa che la Lega secessionista è una subcultura politica che da più di venti anni attenta, per come può, all'unità del Paese e alla sua legge. Berlusconi, che pensa di essersi liberato del lavoro più sporco affidandolo al suo ministro-mastino, ha in realtà ceduto il controllo dell'eversione all'eversore da controllare. E Maroni, che nella Lega è il più pericoloso perché forse è il meno brutto e il meno ridicolo (ha fatto pure le scuole), sta usando gli aspetti più odiosi del ministero dell'Interno - carcere, manette, impronte digitali - per sollevare nuvole di propaganda, per creare effetti placebo alla paura e alle emergenze sociali, in modo da guadagnare ancor più consenso all'eversione. (27 giugno 2008)

lunedì, giugno 23, 2008

Vienna 22.06.2008 Serata da dimenticare



Che tristezza, vorrei dimenticare questa serata!
Mai stata così depressa per una partita di calcio!

E oltre al danno la beffa: Zidane in tribuna (Gufo maledetto!) e gli spagnoli che hanno fischiato il nostro inno...

domenica, giugno 22, 2008

Davanti agli occhi di Dio, la legge è uguale per tutti...ogni tanto!

Da una notizia del 22 Giugno...(vedere i link sottostanti)
http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/politica/giustizia-2/processi-22-giugno/processi-22-giugno.html

http://www.unionesarda.it/in_sardegna/?contentId=29455

http://www.polisblog.it/post/1353/berlusconi-la-comunione-e-la-richiesta-shock-al-vescovo-sanguinetti

Ogni tanto, seppur raramente, chi amministra le anime, chi fa questo mestiere più onestamente degli altri, ricorda a chi amministra i cittadini (ahahah!) che "Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare..."
E così Gregorio VII alias Sebastiano Sanguinetti ha costretto il nostro Enrico IV (alias Silvio Berlusconi) all'umiliazione di Porto Rotondo.
Una lotta per le investiture oserei dire con assai minore nobiltà da parte di chi detiene la spada, ma con grande determinazione per chi detiene il pastorale.
Ebbene si, davanti allo sfolgorio dei merletti e dei cappelli, davanti all'esibizione dell'apparenza, davanti alla guerra acerrima contro l'inesorabile scorrere del tempo e della caducità dei corpi umani, chi detiene il potere
sui vivi (o meglio chi è convinto di detenerlo) si vede imposto un divieto da chi detiene il potere sugli immortali!
E poichè il corpo di Cristo è solo per coloro i quali saranno immortali, Silvio, davanti al rifiuto di siffatta immortalità si consola con piaceri che cercano di scacciare l'immagine della decadenza del corpo e la dura legge dello scorrere del tempo (foto con i bimbi, sguardi ammiccanti alle signore).
Davanti allo spirito agnostico (spesso anticlericale) del Blog, onore al merito:
Grazie Monsignor Sanguinetti!

sabato, giugno 21, 2008

Europei...Vienna...e azzurri


Da Starless corner del 22 giugno Giornalismo e giornalismo "L'inviata della radio romana Centro Suono Sport Eleonora Trotta, durante la quotidiana conferenza stampa con i calciatori della Nazionale italiana, ha avuto l'ardire di chiedere al capitano Cannavaro: "Tuo fratello ha firmato per il Napoli,che ha conquistato la B. Sarà derby in famiglia?", scatenando così la reazione sguaiata del flebomane juventino, evidentemente sorpreso dall'insolita domanda.Ovviamente nessun organo di stampa ha riportato alcunchè sulle vicende sopra descritte, preferendo un omertoso silenzio piuttosto che dare voce a chi, per una volta, aveva avuto il coraggio di denunciare quello che poi è sotto gli occhi di tutti. Complimenti..."

I più grandi complimenti alla cara e vecchia amica Eleonora...Ah buzzicò...vai avanti così sei "ermejo", gli europei senza di te, non avrebbero senso!



http://www.calciomercato.it/

giovedì, giugno 19, 2008

Giornata per la Giustizia

“Una giornata per la giustizia”.
Lettera aperta a Veltroni e Di Pietro


Margherita Hack, Andrea Camilleri, Antonio Tabucchi, Gianni Vattimo, Sergio Staino, Telmo Pievani, Lidia Ravera, Gianni Barbacetto, Salvatore Bragantini e oltre 2500 cittadini hanno già sottoscritto l'appello.

17 giugno: Di Pietro dice sì alla “Giornata per la giustizia”
Caro Walter Veltroni, Caro Antonio Di Pietro, lo spirito con cui scriviamo a Voi questa lettera è di allarme per la promessa fatta solennemente sabato scorso dal Presidente del Consiglio Berlusconi al convegno dei giovani industriali. Se ci saranno ancora intercettazioni nelle indagini contro la criminalità saranno puniti con cinque anni di carcere i magistrati che hanno richiesto le intercettazioni, con cinque anni di carcere chiunque si presterà a eseguire l’ordine e a renderlo disponibile, nei modi e tempi previsti attualmente dalle leggi in vigore (e non cancellate) e cinque anni di carcere ai giornalisti che, sulla carta stampata, in televisione o in rete rendano possibile la divulgazione di atti altrimenti consentiti dalle leggi. Ricorderete che come nella sequenza di un film deliberatamente pensato per denigrare gli imprenditori italiani (nel caso i più nuovi e più giovani) i tre impegni del Presidente del Consiglio, contro i giudici, contro i giornalisti, contro chiunque voglia restare nella lettera e nello spirito della Costituzione combattendo il crimine, sono stati accolti da uno scroscio di applausi entusiastici. Anzi ci sono stati tre scrosci, come per ringraziare il premier per la pietra tombale che si appresta a gettare sulla giustizia e per la protezione offerta alla criminalità, soprattutto la criminalità dei colletti bianchi, degli affari, delle banche, delle aste truccate, dello insider trading, del passaggio indebito e riservato di notizie che arricchiscono immensamente e scardinano la concorrenza se conosciute solo da alcuni prima del tempo. E la criminalità delle cliniche. Ma le tre aree indicate come sole permesse per le intercettazioni sono solo una parte di tutta la criminalità che tormenta il paese e contro cui si battono magistrati e forze dell’ordine. E non solo: interi rami di attività criminosa di mafia, camorra e ndrangheta si esercitano e si attuano lungo percorsi che adesso diventano area proibita alle intercettazioni, come gli affari di finanza. Nello scrivervi questa lettera noi siamo certi che condividete il nostro allarme. Però nelle grandi questioni pubbliche che riguardano soprattutto la protezione dei cittadini (che sono coloro che pagano i grandi imbrogli, le grandi truffe, i grandi silenzi) è importante che l’allarme diventi pubblico, proclamato, comune. Siamo convinti che il Partito Democratico e l’Italia dei Valori debbano – con urgenza – farsi testimoni di un allarme che vuole avvertire il Paese contro questi tre solenni impegni liberticidi. Viene denunciato il normale percorso della giustizia, viene deformato il fondamento della democrazia che esige la separazione dei poteri, si mette in atto un attacco del potere esecutivo contro il potere giudiziario ma anche contro le prerogative del Parlamento. Infatti il nuovo applaudito editto contro i giudici di Silvio Berlusconi corrisponde, nella forma stentorea e definitiva dell’annuncio, a un potere che un primo ministro democratico non ha. E scavalca con la disinvoltura delle nascenti dittature la voce del Parlamento. L'editto presidenziale è una minaccia intimidatoria contro i giornalisti italiani che osassero disubbidire e rendere pubbliche notizie di crimini. Noi siamo convinti che il Partito democratico e l’Italia dei Valori siano i naturali difensori della giustizia e della libera informazione nel paese di un vasto conflitto di interessi mediatico in cui gran parte delle fonti di informazione sono già nelle mani di una sola persona, in veste di proprietario e capo del Governo. Perciò contiamo di ritrovarci uniti con i cittadini che ci hanno votato in una “giornata della giustizia” che vi chiediamo di convocare al più presto. Una grande manifestazione in piazza del protagonismo civile, a torto definito giustizialista, per affermare con rinnovata energia la necessità che l’informazione e la giustizia siano svincolate dal controllo del potere politico. Abbiamo di fronte un governo prepotente e deciso a tutelare gli interessi particolari che incarna e rappresenta, e a gestire il Parlamento come un parco a tema a cui, di volta in volta, si impongono immagini e rituali di Berlusconi e di Bossi, in un alternarsi di protezionismi, interessi speciali e paure ingigantite fino alla caccia all’uomo. In questa situazione preoccupante e grave, noi pensiamo che il silenzio sia il vero pericolo che dobbiamo respingere con la massima energia.

Roma, 12 giugno 2008

On. Furio Colombo
On. Giuseppe Giulietti
Sen. Francesco Pardi