venerdì, dicembre 04, 2009

Da Micromega del 4 Dicembre 2009

Il caso De Mattei

Creazionisti al CNR, Margherita Hack: “Ritorno al Medioevo”

di Margherita Hack

A quando un convegno per dimostrare che il Sole e tutto il firmamento orbita attorno alla Terra, centro dell’universo? Mi auguro che il CNR lo organizzi al più presto per completare l’opera di rinnovamento iniziata alla chetichella lo scorso febbraio sul tema “Evoluzionismo. Il tramonto di un’ipotesi”.

Infatti, solo pochi giorni fa ho appreso dai giornali, con meraviglia e incredulità, di questo convegno organizzato dal vicepresidente del CNR, certo Prof. Roberto De Mattei, docente di storia del cristianesimo all’università europea di Roma. Eppure l’evento risale al 23 febbraio scorso, ma è passato sotto silenzio o quasi. Solo ora, in occasione della pubblicazione degli Atti del convegno si è diffusa l’incredibile notizia che il vice presidente del più importante ente pubblico di ricerca italiano organizza un convegno che non ha niente di scientifico, che oppone a una teoria scientifica convalidata da numerose riprove sperimentali un atto di fede basato sul nulla.

Il presidente del CNR Luciano Maiani, fisico di fama internazionale, nominato alla presidenza nel 2008 quando il suo vice occupava già l’attuale posizione, alle critiche ricevute da molti colleghi per non essersi opposto a questa iniziativa di sapore medioevale, dichiarava il suo rispetto per la libertà di espressione. Però quando si tratta di risultati scientifici la libertà d’espressione non c’entra. Se io mando una pubblicazione a una rivista scientifica affermando di aver visto col mio binocolo i marziani a passeggio su Marte, oppure di avere inventato un’astronave che si muove con la sola forza del pensiero, non me l’accettano, malgrado la libertà d’opinione.

(4 dicembre 2009)

lunedì, novembre 30, 2009

..l'amarezza della delusione, lasciare per l'ennesima volta l'isola malata!

Son tornata speranzosa e ottimista, carica di buone intenzioni come un bombolone al cioccolato, ho ritardato volutamente i miei progetti iniziati all'estero, governata dalla praticità di uno stipendio da giardiniere con mansione di archeologo e dall'illusione del "questa volta sarà diverso...le persone per cui lavoro, dopottutto, lo dicono tutti, sono diverse! e poi starò in Sardegna, a casa, nell'isola più bella del mondo..."

Ed eccomi qua, dopo quattro mesi di durissimo lavoro, in parte non pagato perchè governato da quella folle passione che è l'archeologia - che ti porta a lavorare anche 16 ore al giorno (8 in cantiere con il piccone in mano e 8 davanti al computer per sopperire alle lacune di altri...), riparto amareggiata e delusa più che mai.

Credevo di non dover mai provare questa sensazione, perchè non c'è cosa più brutta che sentirsi pedina di qualcuno nel quale hai riposto fiducia, nel quale hai creduto e che hai difeso.

Non c'è cosa più brutta che constatare che colui/colei ritenevi potesse essere una guida, è solamente un mezzo che vuole arrivare e tu...nel suo viaggio vali meno di zero!

Ma "i signori e padroni"...
-ti ringrazieranno, ti loderanno perchè son corretti ed educati (fa parte del personaggio);
-non ammetteranno mai i loro errori per i quali sei stata vittima (chiedono scusa in privato, di più non puoi aspettarti, non possono litigare con te, a loro servi troppo...);
-non accetteranno mai i rimproveri (è un atteggiamento irriverente di questi giovani di 30 anni), sebbene sia lampante che ci sia sempre qualcosa che non va nel loro lavoro...
-si sentiranno sempre più bravi/e di te, dopottutto hanno l'esperienza (sebbene a paragone di anni tu abbia più titoli e più articoli scientifici);
-qualsiasi cosa dirai...entrerà in un orecchio e uscirà dall'altro, perchè l'essere testardi è, in Sardegna, valore da "Vires"...ma l'onestà intelletuale no!

Questi "vires" sardi sono come quei borghesi nuoresi che non mandarono neanche un telegramma alla Deledda per congratularsi del suo Nobel: sono la falsa "intellighenzia" che pretende di ricostruire l'identità storica dell'isola...

Credo che vi sia una frase che ben li definisca: essi sono come "Cristo drogato da troppe sconfitte, cede alla complicità di Nobel che gli espone la praticità di un eventuale premio della bontà" (De Andrè)

Se prima "sos teraccos pastores" erano dei "ragazzini" affamati, adesso sono "Abbocaeddos, laureados, buzzacas boidas e ispiantados"...
ecco la bella isola dei grandi uomini di atavico valore!!!

L'onestà, eletta a vessillo, non si dimostra solamente non condividendo l'atteggiamento dello sbeffeggiato Presidente Operaio (tanto lontano nei Km ma tanto vicino nelle azioni), ma eludendo gli atteggiamenti che io chiamo di connivenza mafiosa, quei modi di fare da clientelismo parentelare democristiano, dove per arrivare si è disposti a tutto, dove ci si sente superuomini immortali e invicibili, dove si ammette impunemente "Vedi le conoscenze servono!"

Tra le lacrime di rabbia e l'acquisita esperienza, poveri illusi ricostruttori della storia sarda, vi dedico "storia di un impiegato" di De Andrè
e come dice "La canzone del Maggio"
...verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora più forte
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti,
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti..."

domenica, giugno 07, 2009

Matite cancellabili nei seggi elettorali ! Bravo Paolo Cocco, cittadino modello!

Un elettore di Sassari ha fatto la prova in cabina:

"Il segno scompare"


Le prime denunce l'anno scorso a Genova e Milano.

Il ministero: "Controlleremo"

di BRUNO PERSANO


Elezioni, il giallo delle matite copiative "Si possono cancellare con una gomma"

ROMA - Era successo l'anno scorso alla politiche; si è ripetuto quest'anno alle europee. In almeno un caso i segni lasciati dalle matite consegnate agli elettori non sono indelebili. Al Viminale giurano che siano copiative ma un elettore di Sassari ha riscontrato che così non è: "La croce si cancella con una normale gomma".

L'esposto l'anno scorso era partito da Genova e Milano: altre matite ma lo stesso risultato. E stamane la conferma che poco è cambiato dall'aprile 2008. "Sono andato a votare al seggio 101 presso la scuola elementare di Li Punti, frazione di Sassari", racconta a Repubblica.it Paolo Cocco. "Ricordavo quello che era successo alle politiche scorse a Genova. Così mi sono messo una gomma in tasca e sono entrato in cabina. Prima ho fatto un segno su un normale pezzo di carta che avevo recuperato dalla scrivania di casa. Ho fatto una croce e ho provato a cancellare. Tutto vero: il segno se n'è andato senza lasciare traccia. Ho denunciato la cosa al presidente del seggio che mi ha convinto a rifare l'esperimento su un angolo della scheda, tanto per capire se la matita era copiativa solo sulla carta del ministero. Ma anche sulla scheda il risultato non è cambiato: i segni della matita possono essere cancellati. E' scritto tutto nel verbale che ho sottoscritto davanti al presidente del seggio".

Data per scontata la buona fede dei presidenti dei seggi e degli scrutatori, con matite del genere è evidente la possibilità di modificare i voti sulle schede. Per questo, da che l'Italia 60 anni fa è diventata Repubblica, le matite sono, o dovrebbero essere, copiative, lasciare segni durevoli nel tempo. Invece...

L'anno scorso la questione fu sollevata dalla segretaria del seggio 295 di Genova: "Non credevo ai miei occhi - disse Flavia Scaletta - ma i segni con quelle matite si potevano cancellare". Allora fu interessato anche il Prefetto della città, Annamaria Cancellieri, che dopo aver verificato con il Viminale, concluse convinta che "le matite sono state testate dal Provveditorato generale dello Stato, collaudate dai laboratori scientifici e sono tutte incancellabili". Eppure segnalazioni di simili disguidi giunsero anche da un seggio a Milano 2.

Di fronte all'ultimo caso, l'ufficio stampa del ministero dell'Interno assicura: "Controlleremo". Sarà necessario. Le matite contestate a Genova un anno fa erano siglate 2005; quella consegnata all'elettore di Sassari 1981. Anni diversi ma difetto uguale.

(7 giugno 2009)

mercoledì, maggio 27, 2009

La prima volta che andai a Sarroch. Cosa è oggi Sarroch. 26 Maggio 2009 giorno di lutto!













La prima volta che andai a Sarroch, ero emozionata.
Sarroch è per me il paese del Nuraghe Antigori, croce e delizia del mio Dottorato di Ricerca, Nuraghe di contatto tra Mondo Nuragico e Civiltà Micenea, che si erge su una ripida collinetta affacciata sul Golfo degli Angeli e ... sulla SARAS.
Dalla collinetta del Nuraghe si cerca di immaginare un antico porto, un pacifico approdo, un luogo di incontro di genti, uno spiraglio di contatto tra popoli nell'antichità: ma è difficile, tanto difficile.
Le archeologiche fantasie e le storiche elucubrazioni su quello che dovette essere un territorio costiero magnifico vengono immediatamente cancellate da un mostro industriale che si erge prepotente, da siloi di petrolio e ciminiere che sono il contorno balneare di una natura che verso i monti è incontaminata.
A poche decine di chilometri è la riserva di Monte Arcosu, a pochi chilometri vi è Nora.
Dietro i mostri della Saras, vi è il Nuraghe Antigori da una parte, e il Nuraghe Sa Domo 'e s'orku dall'altra: entrambi a racchiudere quel lembo di terra che si affaccia sul mare e sul quale sorge quella fonte di lavoro per diversi paesi del sud Sardegna.
Il
24 Maggio La Nuova Sardegna ha stilato una classifica sui paesi più ricchi dell'isola: Sarroch ha guadagnato il primo posto!
L'industria assassina ha fatto guadagnare il primo posto ad un paesino che si trova in una delle zone più povere dell'isola.

Due settimane fa, decine di persone hanno linkato un video di Massimiliano Mazzotta su FaceBook e sui principali social networks dal titolo "OIL", video documentario sulla SARAS di Sarroch.
Oggi 27 Maggio piangiamo Pierluigi Solinas, Daniele Melis e Bruno Muntoni, tre operai che lavoravano proprio lì tre uomini di 26, 28 e 52 anni che sono entrati vivi dentro un silos e che dal silos sono usciti morti, nel tentativo di salvarsi tra loro.
Disgrazia? Si un'enorme disgrazia.
Fatalità? No nessuna fatalità...
La fatalità in un'industria petrolchimica, nel 2009, è prevedibile, assolutamente prevedibile.
Chi li piangerà saranno le madri e le mogli, le figlie e i figli, i fratelli e le sorelle e i colleghi di lavoro, quei colleghi di lavoro che lì continueranno a lavorare, sentendo sulle loro tute blu, quell'odore silenzioso e acre della morte bianca che da un momento all'altro potrebbe colpire anche loro.
Uno degli operai, con rabbia e disprezzo, urlava fuori dai cancelli "funti mortus pro milli euros", "Sono morti per 1000 euro".
Cosa sono 1000 euro?
Una briciola con la quale si pagano due bollette e le rate di un'automobile.
Perchè in Sardegna, con 1000 euro ci si pagano le bollette dell'ENEL e del gas, che nonostante la grande petrolchimica SARAS, sono le più care d'Italia.
Ma i tre morti, sono tre dei tanti, sono cifre che arricchiscono gli elenchi delle morti bianche in Italia.
Sono tre uomini che fra un mese, sotto il sole e nell'acqua cristallina di Chia e di Domus de Maria, in mezzo ai profumi delle creme solari e dell'estate non ricorderà nessuno...figuriamoci un po' più a Nord.
Già nelle spiagge di Villasimius nessuno penserà a loro, e in Costa Smeralda, Sarroch sarà un paese lontano, lontanissimo nello spazio e nel tempo.
Nel caldo di Agosto, il cordoglio e il dolore sarà delle famiglie di Villa S. Pietro che chiuse nelle loro case, con le finestre abbassate, ricorderanno la tragicità inspiegabile...mentre i padroni saranno in ferie, mentre l'isola pullulerà di vacanzieri. Certo, per il colosso Moratti, davanti alla prospera annata calcistica dell'Inter, una simile digrazia non ci voleva, proprio non ci voleva.
Ha rovinato la festa, o ci ha riportato alla realtà?
Le vite di questi tre uomini, ascesi al cielo, o meglio discesi nell'inferno direi, tuonano in un momento particolare.
Ed ecco i messaggi di cordoglio, ed ecco la vicinanza dei politici, degli amministratori e di tutti coloro che nella settimana successiva all'accaduto si strappano le vesti manifestando dolore e lacrime...
Fra 2 mesi, nessuno parlerà più di loro, fra due mesi ci saranno cantieri in cui della sicurezza si potrà fare a meno, luoghi di lavoro in cui, se il lavoratore si rifiuta di lavorare per mancanza di sicurezza sarà sostituito da un altro, in cui, il rischio sarà forse segno di mascolinità e di forza
...in cui, mi duole dirlo, sarà probabile il ripetersi di questo vergognoso copione e per cosa?
Per 1000 euro o per la metà, per godere della dignità del Primo Articolo della Costituzione. Per potersi sentire "lavoratore", uomo con dignità, che con sacrificio e rinunce vive dignitosamente, perchè sa di avere un lavoro.

Ma se Sarroch è famosa tra noi archeologi per i micenei in Sardegna e per gli appassionati di storia dell'Isola è il paese simbolo dell'arrivo dei grandi eroi omerici dell' egeo che nel XII sec. a.C. lambivano le coste del Sud, lasciandoci prodotti di fattura straordinaria, in pace e serenità, oggi è un luogo di grigiore, di freddo e di silenzio.
Il nuraghe Antigori avrà guardato alla Saras come a un putrefatto luogo di morte, in cui i prodotti d'elìte non sono più le argille figuline lavorate al tornio, ma oli putridi e maleodoranti, che sì fanno arricchire il paese, ma che a caso, quando meno te lo aspetti, fanno morire...
Anche questa è storia, storia del territorio.
Una storia triste che si deve ricordare.
Non è sufficiente esprimere cordoglio, scusate ma non serve a nulla!

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Dal Blog Sardegna a cura di Daniele Puddu


"La Saras (su wikipedia ) è una raffineria, anzi la raffineria più grande d'Italia, e uno dei supersiti più grandi d'Europa , ha una capacità di raffinazione di 15 milioni di tonnellate annue di petrolio, cioè 300.000 barili di greggio, in gran parte libico, il 15% della capacità italiana di raffinazione (fonte Saras ).Inutile dire che si tratta dell'impresa più grande dell'intera isola, migliaia e migliaia di addetti, incluso l'indotto; inutile dire che ogni anno paga milioni di euro in tasse in Sardegna, visto che ha mantenuto la sede legale nell'isola; inutile dire che ha devastato il territorio costiero ove risiede, una vera città del petrolio addossata al paese di Sarroch , una sorta di conca, di piccola baia a mare, nella quale i fumi residui della lavorazione giacciono senza riuscire a scappar via, una puzza immane che avvolge costantemente tutto il paese.. con l'incubo continuo di un qualche incidente che lo possa spazzare via.. guardate la foto sotto, le case del paese stanno attaccate ai serbatoi della raffineria.
Foto di Sarroch e della Saras, non c'è soluzione di continuità tra raffineria e paese

Ebbene in questi giorni è accaduta una cosa molto grave, un documentario a cura del regista e produttore Massimiliano Mazzotta, intitolato OIL e che denuncia l'alta incidenza di malattie tumorali negli operai e negli abitanti del paese vicino alla raffineria della famiglia Moratti , che doveva essere proiettato nella sala Nanni Loy dell’Ersu è stato bloccato da una telefonata arrivata dal Comune di Cagliari che chiedeva "chiarimenti" (fonti con ampia rassegna stampa interna al link , visto su ladridimarmellate.blogspot.com). La Procura della Repubblica ha aperto un fascicolo sull'attività della Saras e sulle presunte conseguenze per la salute degli operai e degli abitanti di Sarroch (Ca).Una cosa è certa, il fatto che la Saras offra tanti posti di lavoro non può essere una scusa per un abbassamento della guardia circa la salute dei cittadini (vedi report completo sulla salute dei cittadini sardi vicini ad impianti a rischio ), questo documentario deve essere lo spunto per un'analisi epidemiologica più approfondita, e se le cose dovessero davvero stare così.. beh.. esistono le tecnologie per limitare l'impatto ambientale, che la Saras le adotti, invece di mostrare prati verdi e mucche al pascolo sul suo sito.. Wink. Evidentemente con la crisi della chimica in Sardegna nessuno ha voluto aggiungere nuovi problemi a quelli già esistenti fatto sta che:

La censura non è mai la soluzione, soprattutto visto che il giudice civile per ora ha ravvisato motivi per la diffusione del documentario."
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sabato, maggio 09, 2009

Zingari?Albanesi?Romeni?



Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura.Non amano l'acqua, molti di loro puzzano perchè tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l'elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacol ati, violenti . Le nostre donne li evitano non solo perchè poco attraenti e selvatici ma perchè si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali.

Il testo è tratto da una relazione dell'Ispettorato per l'Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912.

La relazione così prosegue:

Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell'Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione.

venerdì, aprile 24, 2009

Il 25 Aprile non è una festa che ognuno interpreta a suo modo!


Mi son svegliata con un grande peso sullo stomaco, con un grande senso di responsabilità e di dovere da soddisfare...
Ieri tra le risate di un bar e i discorsi di amici dopo un'intensa giornata di lavoro, si è discusso su come utilizzare il tempo nel giorno del 25 Aprile, che tra l'altro cade proprio di sabato.
Solo ieri mi sono accorta, come se piombassi in un baratro, di come tale data è diventata la propaggine della gita fuori porta di Pasquetta, resa solenne dalla garanzia del bel tempo!

Nel pensiero della solita gita fuori porta, mi è venuto in mente quel ricordo di bambina (avevo 9 anni, ben 20 anni fa) in cui mio prozio mi spiegava perchè quel giorno -il 25 Aprile- non si andasse a scuola, mostrandomi, durante i preparativi della festa fuori porta, le immagini di un libro intitolato "Fotostoria Italiana", in cui erano presenti i cadaveri dei partigiani gambizzati dai Fascisti e tramite il quale mi spiegava cosa fosse il fascismo, cosa fosse il regime e cosa avesse generato.
Al ricordo di quelle foto nella mia mente, ho esordito dicendo "Ragà non dimentichiamoci che nel 25 Aprile si festeggia la Liberazione" e di tutta risposta ho udito "E vabbè, ognuno festeggia ciò che vuole..."
Per un attimo ho visto buio, per un attimo ho capito cosa significa cancellare la memoria storica, e ho sofferto!

E li a chiacchierare del fascismo come una nuvoletta grigia sul sussidiario...

Ho camuffato, ho evitato le mie solite sfuriate politiche da "Nostalgica idealista di sinistra che ancora non sa come è fatto il mondo"; dentro di me ho pianto. Ma il mio pianto in silenzio era quello dovuto all'osservare come la storia venga cancellata: basta una frase, un incipit e viene rimossa...
Ed ecco che chi come me si ammazza per ricostruirla, osserva sè stesso con gli occhi di chi guarda dall'esterno: "storici-archeologi?dei poveri idealisti che vogliono conservare tutto per ricordare tutto...a che serve?"
Per una volta, senza dare colpe ad personam ma ad una società degenerata, mi sono sentita piccola piccola, invisibile, annullata...

Con tutto il bene che voglio ai miei amici, con tutto il rispetto che posso avere nei loro confronti e nei confronti di chi non la pensa come me, purtroppo devo ricordare loro che sono anche io una storica, perchè chi è un archeologo (o chi prova a farlo come me) o per chi è uno storico, e d'obbligo il dovere etico nei confronti del passato e quindi anche del futuro.
Si ha il dovere etico della MEMORIA! Si ha il dovere etico, non solo per sé stessi ma anche per gli altri di dare il degno riconoscimento a questo giorno!
Purtroppo non posso fare ciò con la gita fuori porta, ma lo farò stando con i miei nonni, nonni che ancora, davanti alla data del 25 Aprile, hanno uno stralucicchio negli occhi, sorridono e lo definiscono come "Sa die de Liberazione dae su Fascismu"
e osservano un minuto di silenzio in ricordo dei Partigiani, benedendo ciò che oggi mangiano e hanno, perchè lo hanno, come dicono loro, grazie anche all'antifascismo!

venerdì, aprile 03, 2009

PROCURADE 'E MODERARE


Procurade 'e moderare-1794

Appassionato inno contro la prepotenza feudale dei proprietari terrieri. Questo canto di protesta popolare è stato composto alla fine del 1700 da Francesco Ignazio Mannu, Cavaliere e Magistrato (nato a Ozieri il 18 maggio 1758 e morto a Cagliari nel 1839).

Questo Inno è stato scritto in seguito ai drammatici eventi vissuti dal popolo sardo dopo i fatti del 28 aprile 1794, giorno in cui iniziò la rivolta guidata da Giovanni Maria Angioj. Può essere annoverato tra i canti popolari più antichi d'Europa. L'opera è articolata in 47 ottave logudoresi e 375 versi che evidenziano la forte identità del popolo sardo e la sua propensione alla ricerca della democrazia e della giustizia anche attraverso la lotta al potere ingiustificato dei feudatari. Questo inno "Su patriotu sardu a sos feudatàrios", meglio conosciuto come "Procurade 'e moderare", è stato pubblicato per la prima volta in Corsica nel 1794, esprime la volontà di riscatto della Nazione Sarda.

Alcuni l'anno definita "La Marsigliese Sarda", forse per il suo interno vigore, una forza e un richiamo appassionato al popolo sardo nella condanna senza appello per chi aveva sfruttato e soggiogato le persone. Questo brano, a cui è difficile rimanere indifferenti, non solo risveglia le coscienze sul lato emotivo delle persone ma può anche essere considerato un alto esempio della letteratura isolana, per la dignità espressiva e per le sue idee. L'ideologia illuministica che possiamo trovare alla base di "Procurade 'e moderade" si inserisce nel nazionalismo proto-romantico; un forte legame con lo spirito dell'indipendenza delle colonie d'America, con la Rivoluzione Francese e con i Diritti dell'Uomo e del Cittadino. Questo inno non è alieno dal forte slancio e dalla tempesta di Sturm und Drang tedesco, ne condivide l'anelito; la fede e la ragione sono nell'inno in armonia sinergica per contrastare "l'ancien régime" e il suo feudalesimo, un appello per il Risorgimento nazionale sardo contro lo straniero piemontese.

Procurad'e moderare,
barones, sa tirannia,
chi si no, pro vide mia
torrades a pes in terra!
Declarada est zai sa gherra
contra sa prepotenzia:
incumintza' sa passenzia
in su populu a mancare!

Mirade ch'est allumanne
contr' e ois su fogu,
mirade ca no est zogu,
chi sa cosa andat 'e veras;
mirade chi sas aeras
ammenezzana temporale;
zente cussizzada male,
iscultade sa oghe mia

No apprettedas s 'isprone
A su poveru ronzinu,
Si no in mesu caminu
S'arrempellat appuradu;
Mizzi ch'es tantu cansadu
E non 'nde podet piusu;
Finalmente a fundu in susu
S'imbastu 'nd 'hat a bettare

Su pobulu chi in profundu
Letargu fit sepultadu
Finalmente despertadu
S'abbizzat ch 'est in cadena,
Ch'istat suffrende sa pena
De s'indolenzia antiga:
Feudu, legge inimiga
A bona filosofia!

Che ch'esseret una inza,
Una tanca, unu cunzadu,
Sas biddas hana donadu
De regalu o a bendissione;
Comente unu cumone
De bestias berveghinas
Sos homines et feminas
Han bendidu cun sa cria

Pro pagas mizzas de liras,
Et tale olta pro niente,
Isclavas eternamente
Tantas pobulassiones,
E migliares de persones
Servint a unu tirannu.
Poveru genere humanu,
Povera sarda zenia!

Deghe o doighi familias
S'han partidu sa Sardigna,
De una menera indigna
Si 'nde sunt fattas pobiddas;
Divididu s'han sas biddas
In sa zega antichidade,
Però sa presente edade
Lu pensat rimediare.

Naschet su Sardu soggettu
A milli cumandamentos,
Tributos e pagamentos
Chi faghet a su segnore,
In bestiamen et laore
In dinari e in natura,
E pagat pro sa pastura,
E pagat pro laorare.

Meda innantis de sos feudos
Esistiana sas biddas,
Et issas fìni pobiddas
De saltos e biddattones.
Comente a bois, Barones,
Sa cosa anzena est passada?
Cuddu chi bos l'hat dada
Non bos la podiat dare.

No est mai presumibile
Chi voluntariamente
Hapat sa povera zente
Zedidu a tale derettu;
Su titulu ergo est infettu
De s'infeudassione
E i sas biddas reione
Tenene de l'impugnare

Sas tassas in su prinzipiu
Esigiazis limitadas,
Dae pustis sunt istadas
Ogni die aumentende,
A misura chi creschende
Sezis andados in fastu,
A misura chi in su gastu
Lassezis s 'economia.

Non bos balet allegare
S'antiga possessione
Cun minettas de presone,
Cun gastigos e cun penas,
Cun zippos e cun cadenas
Sos poveros ignorantes
Derettos esorbitantes
Hazis forzadu a pagare

A su mancu s 'impleerent
In mantenner sa giustissia
Castighende sa malissia
De sos malos de su logu,
A su mancu disaogu
Sos bonos poterant tenner,
Poterant andare e benner
Seguros per i sa via.

Est cussu s'unicu fine
De dogni tassa e derettu,
Chi seguru et chi chiettu
Sutta sa legge si vivat,
De custu fine nos privat
Su barone pro avarissia;
In sos gastos de giustissia
Faghet solu economia

Su primu chi si presenta
Si nominat offissiale,
Fattat bene o fattat male
Bastat non chirchet salariu,
Procuradore o notariu,
O camareri o lacaju,
Siat murru o siat baju,
Est bonu pro guvernare.

Bastat chi prestet sa manu
Pro fagher crescher sa rènta,
Bastat si fetat cuntenta
Sa buscia de su Segnore;
Chi aggiuet a su fattore
A crobare prontamente
Missu o attera zante
Chi l'iscat esecutare

A boltas, de podattariu,
Guvernat su cappellanu,
Sas biddas cun una manu
Cun s'attera sa dispensa.
Feudatariu, pensa, pensa
Chi sos vassallos non tenes
Solu pro crescher sos benes,
Solu pro los iscorzare.

Su patrimoniu, sa vida
Pro difender su villanu
Cun sas armas a sa manu
Cheret ch 'istet notte e die;
Già ch 'hat a esser gasie
Proite tantu tributu?
Si non si nd'hat haer fruttu
Est locura su pagare.

Si su barone non faghet
S'obbligassione sua,
Vassallu, de parte tua
A nudda ses obbligadu;
Sos derettos ch'hat crobadu
In tantos annos passodos
Sunu dinaris furados
Et ti los devet torrare.

Sas rèntas servini solu
Pro mantenner cicisbeas,
Pro carrozzas e livreas,
Pro inutiles servissios,
Pro alimentare sos vissios,
Pro giogare a sa bassetta,
E pro poder sa braghetta
Fora de domo isfogare,

Pro poder tenner piattos
Bindighi e vinti in sa mesa,
Pro chi potat sa marchesa
Sempre andare in portantina;
S'iscarpa istrinta mischina,
La faghet andare a toppu,
Sas pedras punghene troppu
E non podet camminare

Pro una littera solu
Su vassallu, poverinu,
Faghet dies de caminu
A pe', senz 'esser pagadu,
Mesu iscurzu e ispozzadu
Espostu a dogni inclemenzia;
Eppuru tenet passienzia,
Eppuru devet cagliare.

Ecco comente s 'impleat
De su poveru su suore!
Comente, Eternu Segnore,
Suffrides tanta ingiustissia?
Bois, Divina Giustissia,
Remediade sas cosas,
Bois, da ispinas, rosas
Solu podides bogare.

Trabagliade trabagliade
O poveros de sas biddas,
Pro mantenner' in zittade
Tantos caddos de istalla,
A bois lassant sa palla
Issos regoglin' su ranu,
Et pensant sero e manzanu
Solamente a ingrassare.

Su segnor feudatariu
A sas undighi si pesat.
Dae su lettu a sa mesa,
Dae sa mesa a su giogu.
Et pastis pro disaogu
Andat a cicisbeare;
Giompidu a iscurigare
Teatru, ballu, allegria

Cantu differentemente,
su vassallu passat s'ora!
Innantis de s'aurora
Già est bessidu in campagna;
Bentu o nie in sa muntagna.
In su paris sole ardente.
Oh! poverittu, comente
Lu podet agguantare!.

Cun su zappu e cun s'aradu
Penat tota sa die,
A ora de mesudie
Si zibat de solu pane.
Mezzus paschidu est su cane
De su Barone, in zittade,
S'est de cudda calidade
Chi in falda solent portare.

Timende chi si reforment
Disordines tantu mannos,
Cun manizzos et ingannos
Sas Cortes han impedidu;
Et isperdere han cherfidu
Sos patrizios pius zelantes,
Nende chi fint petulantes
Et contra sa monarchia

Ai caddos ch'in favore
De sa patria han peroradu,
Chi s'ispada hana ogadu
Pro sa causa comune,
O a su tuju sa fune
Cheriant ponner meschinos.
O comente a Giacobinos
Los cheriant massacrare.

Però su chelu hat difesu
Sos bonos visibilmente,
Atterradu bat su potente,
Ei s'umile esaltadu,
Deus, chi s'est declaradu
Pro custa patria nostra,
De ogn'insidia bostra
Isse nos hat a salvare.

Perfidu feudatariu!
Pro interesse privadu
Protettore declaradu
Ses de su piemontesu.
Cun issu ti fist intesu
Cun meda fazilidade:
Isse papada in zittade
E tue in bidda a porfia.

Fit pro sos piemontesos
Sa Sardigna una cucagna;
Che in sas Indias s 'Ispagna
Issos s 'incontrant inoghe;
Nos alzaiat sa oghe
Finzas unu camareri,
O plebeu o cavaglieri
Si deviat umiliare...

Issos dae custa terra
Ch'hana ogadu migliones,
Beniant senza calzones
E si nd'handaiant gallonados;
Mai ch'esserent istados
Chi ch'hana postu su fogu
Malaittu cuddu logu
Chi criat tale zenìa

Issos inoghe incontràna
Vantaggiosos imeneos,
Pro issos fint sos impleos,
Pro issos sint sos onores,
Sas dignidades mazores
De cheia, toga e ispada:
Et a su sardu restada
Una fune a s'impiccare!

Sos disculos nos mandàna
Pro castigu e curressione,
Cun paga e cun pensione
Cun impleu e cun patente;
In Moscovia tale zente
Si mandat a sa Siberia
Pro chi morzat de miseria,
Però non pro guvernare

Intantu in s'insula nostra
Numerosa gioventude
De talentu e de virtude
Ozïosa la lassàna:
E si algun 'nd'impleàna
Chircaiant su pius tontu
Pro chi lis torrat a contu
cun zente zega a trattare.

Si in impleos subalternos
Algunu sardu avanzàna,
In regalos non bastada
Su mesu de su salariu,
Mandare fit nezessariu
Caddos de casta a Turinu
Et bonas cassas de binu,
Cannonau e malvasia.

De dare a su piemontesu
Sa prata nostra ei s'oro

Est de su guvernu insoro

Massimu fundamentale,

Su regnu andet bene o male
No lis importat niente,

Antis creen incumbeniente

Lassarelu prosperare.


S'isula hat arruinadu

Custa razza de bastardos;

Sos privilegios sardos

Issos nos hana leadu,

Dae sos archivios furadu

Nos hana sas mezzus pezzas
Et che iscritturas bezzas

Las hana fattas bruiare.

De custu flagellu, in parte,

Deus nos hat liberadu.

Sos sardos ch'hana ogadu

Custu dannosu inimigu,

E tue li ses amigu,

O sardu barone indignu,

E tue ses in s'impignu

De 'nde lu fagher torrare


Pro custu, iscaradamente,

Preigas pro su Piemonte,

Falzu chi portas in fronte

Su marcu de traitore;

Fizzas tuas tant'honore

Faghent a su furisteri,

Mancari siat basseri
Bastat chi sardu no siat.

S'accas 'andas a Turinu

Inie basare dès
A su minustru sos pes

E a atter su... già m 'intendes;

Pro ottenner su chi pretendes

Bendes sa patria tua,
E procuras forsis a cua

Sos sardos iscreditare


Sa buscia lassas inie,

Et in premiu 'nde torras

Una rughitta in pettorra

Una giae in su traseri;

Pro fagher su quarteri

Sa domo has arruinodu,

E titolu has acchistadu

De traitore e ispia.


Su chelu non faghet sempre

Sa malissia triunfare,

Su mundu det reformare

Sas cosas ch 'andana male,

Su sistema feudale

Non podet durare meda?

Custu bender pro moneda

Sos pobulos det sensare.

S'homine chi s 'impostura

Haiat già degradadu

Paret chi a s'antigu gradu

Alzare cherfat de nou;

Paret chi su rangu sou

Pretendat s'humanidade;
Sardos mios, ischidade

E sighide custa ghia.


Custa, pobulos, est s'hora

D'estirpare sos abusos!

A terra sos malos usos,

A terra su dispotismu;
Gherra, gherra a s'egoismu,

Et gherra a sos oppressores;
Custos tirannos minores

Est prezisu humiliare.

Si no, chalchi die a mossu
Bo 'nde segade' su didu.
Como ch'est su filu ordidu
A bois toccat a tèssere,
Mizzi chi poi det essere
Tardu s 'arrepentimentu;
Cando si tenet su bentu
Est prezisu bentulare.
Traduzione in Italiano.

Baroni (proprietari terrieri),
cercate di moderare la vostra tirannia,
Altrimenti, a costo della mia vita,
tornerete nella polvere (per terra),
La guerra contro la prepotenza
è stata già dichiarata
e nel popolo la pazienza
inizia a mancare

State attenti perché contro di voi
si sta levando il fuoco,
Attenti perché non è un gioco,
se questo inizia per davvero
Guardate che le nubi
preannunciano il temporale
Gente consigliata male
ascoltate la mia voce

Non continuate ad usare lo sprone
sul povero ronzino,
o in mezzo al cammino
si ribellerà imbizzarrito;
è così stanco e malandato
da non poterne più,
e finalmente dovrà rovesciare
il basto e il cavaliere.

Il popolo sardo
che era caduto in un profondo letargo
Finalmente anche se disperato
si accorge di essere schiavo
Sente che sta soffrendo
solo a causa dell'antica indolenza
Feudo, legge nemica
di ogni buona filosofia!

Questa, o popolo sardo,
è l'ora di eliminare gli abusi
Abbasso le abitudini nefaste,
contro ogni dispotismo
Guerra, guerra all'egoismo
e guerra agli oppressori
È importante che questi piccoli tiranni
vengano vinti.

L'autore: Francesco Ignazio Mannu

È l'autore di una delle composizioni poetiche in lingua sarda che più hanno avuto fortuna nei secoli: "S'Innu de su patriotu sardu a sos feudatarios", meglio nota con il suo primo verso "Procurade 'e moderare".
Nonostante la notevole diffusione popolare che il testo (anche nella versione cantata) ha avuto e ha tuttora, l'origine dell'inno Procurade 'e moderare è colta e si colloca nella temperie rivoluzionaria della fine del secolo. Lo stesso Mannu non è certo un esponente del basso popolo, anzi. Nasce nel 1758 ad Ozieri e muore nel 1839 a Cagliari. Era cavaliere, cioè esponente della piccola nobiltà, e magistrato. Aderì ai moti insurrezionali della fine del secolo e, in modo particolare, alla rivolta antifeudale di cui condivideva i tratti innovatori dal punto di vista sociale e la strenua difesa patriottica della Sardegna dagli avidi feudatari e latifondisti stranieri. Sul metro più conosciuto dal popolo, quello dei "gosos" o laudi religiose, pubblica alla macchia in Corsica nel 1794 l'inno che lo renderà famoso. Si tratta di 47 strofe di otto versi di ottonari. È un logudorese sorvegliato che cerca un compromesso tra l'aulicità e la necessità di rivolgersi al popolo. La lingua è abbastanza ricca di apporti lessicali di vario genere. In particolare, vista la tematica politica, vi confluisce una buona dose di latinismi, spagnolismi e italianismi giuridico-politici. Nella parte finale della sua vita, Mannu sembra pentirsi di queste sue posizioni oltranziste e rientra nei ranghi di una posizione politica più moderata. Il suo inno assurge però a pietra miliare per qualsiasi patriota e rivoluzionario sardo.

domenica, marzo 01, 2009

Il mito per spiegare la storia e la storia mitica che non esiste.


Sto tentando ancora di mettermi nei panni di chi non la pensa come noi, e che porta avanti il baluardo del tornaconto economico e di immagine, che le “mitiche” statue di Monti Prama avranno una volta esposte al G8, e sto provando ad eliminare tutta la patina ideologica, e sto cercando di pensare solo a questo miracoloso tornaconto economico e di immagine che l'isola dovrebbe avere in seguito dell'esposizione delle Statue "sconosciute".
Bè, sarà per deformazione professionale, ma non riuscendo a intravedere questa macchina economica che si muove intorno alle statue, mi è venuta in mente solo una cosa: una cosa banale, forse stupida, ma che mi fa ridere e poiché abbiamo necessità di ridere (lo dicono anche i premier!) e noi sardi in particolar modo, di ricominciare a sorridere, proverò anche io a farvi sorridere.
É da qualche mese che ripenso a quando ero ancora al Liceo e a quante volte si sia ripetutamente parlato di mito e storia, di storia e mito, e sarà che le statue di Monti Prama sono impregnate di miti, che mi è venuto da ripensare al Liceo.
Allora, a 14 anni lo vedevo come un concetto barboso e assolutamente inutile...
Infatti, che ci fosse la lezione di greco, che ci fosse la lezione di latino, di filosofia, epica, storia o italiano, qualcuno faceva riferimento a questo magico concetto del mito e della storia, e il dramma è stato che ce lo siamo portati avanti per 5 anni di liceo...
E tale blocco concettuale era uno dei nodi portanti di tutta la programmazione scolastica: ovvero gli studenti dovevano essere in grado di acquisire e comprendere la differenza tra storia e mito.
Addirittura, mi ricordo che esisteva un libro di epica che credo si intitolasse “Dalla storia al mito, dal mito alla storia” con una trentina di pagine su un centinaio in totale, che cercava di spiegare a te, studente 14enne o 16enne, quale fosse la differenza tra storia e mito e tutti gli escamotage di questo affascinante blocco concettuale.
Ne è prova, che, una volta iniziata la 1° Liceo e le lezioni di Filosofia, anche chi studiava di meno era pienamente a conoscenza delle storielle utilizzate da Platone nei suoi dialoghi, chiunque sapeva raccontare il Mito della Caverna, il Mito del Sole, il Mito di Atlantide nel Crizia e così via.
Anche chi aveva ripetutamente 2, rimaneva affascinato e ricordava il racconto del mito: forse per via della sua facilità o per via della sua “storiella”, che sembrava quasi banalizzare colui che poi sarebbe diventato uno dei più grandi pensatori per il mondo Occidentale.
Ma chiunque, tra gli studenti, era a conoscenza (e lo è tutt'oggi!) del fatto che le interrogazioni di Filosofia non avrebbero mai avuto alcuna domanda che iniziasse con “Raccontami il mito della Caverna...” o “Raccontami il Mito di Atlantide...” e che tale domanda, qualora ci fosse stata, avrebbe celato in sé l'esposizione di quella che era la metafora del mito in ogni suo singolo particolare.
Certo noi ci auguravamo nei nostri sogni che ci venisse richiesto di raccontare uno dei miti, e che dopo aver esposto “le favolette platoniche” in ogni singolo particolare come se fossimo aedi, l'insegnante ci stringesse la mano e ci dicesse: “Bene, ti metto 8 puoi andare a posto”.
Ma così funzionava solo nei nostri sogni, nei nostri miti.
La realtà era che, una volta all'interrogazione, provavamo in tutti modi ad esporre per filo e per segno il mito, ma dopo 5 minuti arrivava immediata l'interruzione, che esordiva con un sorriso compiaciuto e con: “Bene, vedo che la storiella la conosci, ma poiché questa è un'interrogazione di filosofia e non di “fiabologia”, poiché il mito platonico è uno strumento che Platone usa per spiegare il suo pensiero, saresti in grado di dirmi che cosa potrebbe rappresentare Atlantide nella mente di un cittadino Ateniese del V secolo?”
E lì, davanti alla solenne domanda, nelle nostre teste si affastellavano i mostri della 1a Liceo Classico, tutti insieme danzavano confusamente i protagonisti del V sec., come in un girone dell'Inferno, e quel V sec. creava tanto di quel terrore da portare gli studenti a dire le più grandi cazzate all'interrogazione di filosofia.
E ricordo, come se fosse ieri, una di quelle risposte incredibili, mitiche, trascritte alla fine del libro...che diceva più o meno così: “Bè sicuramente il fatto che ad Atlantide non ci fosse la proprietà privata, ha indotto gli abitanti ateniesi ad appoggiare il pensiero comunista e far nascere la rivoluzione!”
E davanti ad una simile sparata, l'aula riecheggiava di risate e l'insegnante più frustrata che mai, rispondeva: “La rivoluzione d'ottobre la vedrai tu a casa tua, quando ad Ottobre del prossimo anno ti ritroverai nuovamente in 1a Liceo, vai a sederti, e per la stupidaggine ti pigli 2!”
Ecco come si concludevano i miti platonici nei Licei Classici degli anni '90, con una realtà che tanto si discostava da Atlantide...
Sarà che siamo tornati indietro e che sempre di più dobbiamo avvalerci del “mito” per spiegare le nostre storie, anche a me è venuto in mente un “mito”.
Ma sia ben chiaro che a me è venuto in mente per spiegare le mie ragioni, non per mascherarle di dogmatica verità, come qualcuno in questi ultimi anni ha fatto con Atlantide e non per dire che queste diaboliche Statue di Monti Prama siano opera di un fabbro platonico che viveva ad Atlantide prima dello Tsunami!
No, no, sia ben chiaro, il mio mito, che poi è una metafora, vuole solo far sorridere e riflettere.
Bè, perché se avessi voluto parlare di dogmi, alla fine della 1° Liceo Classico avrei avuto Filosofia a Settembre (e credo che chi ha paragonato la Sardegna ad Atlantide nel 2003, non era tanto forte al Liceo...)
Vi espongo il mio mito o la mia metafora, chiamatela come vi pare!
"C'era una volta un bambinello povero, ma era uno in gamba, figlio di Dio addirittura, solo che era così povero che è nato in una grotta al freddo e al gelo...
La sua nascita fu così famosa da essere conosciuta anche lontano, lontanissimo, tanto da spingere tre Re, che venivano da una terra mitica e lontana, a portargli in dono oro, incenso e mirra
".
Adesso vi svelo la metafora del mito.
Immaginiamo che il bambinello rappresenti i potenti del G8 (lo so c'è un'incongruenza perché quelli sono ricchi e il bambinello era povero, ma allo stesso modo i potenti della terra si sentono figli di Dio per via del loro potere) e immaginiamo che, i Tre Re venuti da lontano siano tre sardi e che i tre doni siano tre statue di Monti Prama: Efis (oro), Gavino (incenso) e Baroreddu (mirra).
In fondo, i sardi che vogliono omaggiare il bambinello con le statue, si sentono Re della loro terra mitica, come mitica è la terra dei re della storia, e le tre statue hanno per questi tre sardi il valore di oro, incenso e mirra.
Adesso io mi chiedo: chiunque di noi abbia mai sentito la storia del bambinello e dei re, sa dirmi che fine fecero l'oro, l'incenso e la mirra?
Qualcuno ha poi mai letto che questi straordinari doni siano stati in qualche modo fatti circolare come beni di straordinaria bellezza? Sembrerebbe che questi beni siano scomparsi nella storia del bambinello.
Infatti, nella storia vera, il bambinello diventa grande e sempre più ricco (di spirito santo e non di panfili naturalmente)...Ma dei tre beni non se ne sa più nulla! Scomparsero la notte del 7 Gennaio!
Che fine fecero quindi l'oro, l'incenso e la mirra? E che significato ebbero per il bambinello?
Possiamo ipotizzare che i genitori del bambinello li abbiano offerti ai pastori venuti in adorazione... ma la storia non ci racconta un episodio simile. Oppure possiamo pensare che i beni siano stati utilizzati per finanziare opere di bene... Neanche! La storia non ci dice nulla del genere.
O forse i tre re se li riportarono a casa e dissero ai loro sudditi “Vi abbiamo riportato lo spirito santo!”. Già mi immagino i cittadini della terra dei re che sotto i baffi dicono “Abà zi magnemmu lo spirito santo?”(trad. “Perché ci nutriamo di Spirito Santo?”) Ma, lasciamo perdere o scado nella blasfemia...
La realtà è che i beni arrivarono nella grotta e poi non se ne seppe più nulla.
I tre re tornarono a casa loro pieni di Spirito Santo e chi si è visto si è visto.
La differenza tra il mito e la nostra realtà è che se anche i re (i sardi) portassero al bambinello ( i potenti del G8) i tre doni (le tre statue), i nostri re non tornerebbero a casa pieni di spirito santo, e di certo i loro doni faranno la fine dell'oro, dell'incenso e della mirra...scompariranno nella storia, perché si è dato loro un valore economico e non si è colto il loro reale significato...metaforico!
Chiedo scusa per lo sfogo disordinato dei miei pensieri...
Ditemi cosa ne pensate, in fondo è meglio questo di mito che quello di Sardegna e Atlantide, no?

giovedì, febbraio 05, 2009

ANALFABETISMO di Antonio Gramsci

ANALFABETISMO
Antonio Gramsci

Perché in Italia ci sono ancora tanti analfabeti?. Perché in Italia c'è troppa gente che limita la propria vita al campanile, alla famiglia. Non è sentito il bisogno dell'apprendimento della lingua italiana, perché per la vita comunale e famigliare basta il dialetto, perché la vita di relazione si esaurisce tutta quanta nella conversazione in dialetto. L'alfabetismo non è un bisogno, e perciò diventa un supplizio, un'imposizione di prepotenti. Per farlo diventare bisogno occorrerebbe che la vita generale fosse più fervida, che essa investisse un numero sempre maggiore di cittadini, e così facesse nascere autonomamente il senso del bisogno, della necessità dell'alfabeto e della lingua. Ha più giovato all'alfabetismo la propaganda socialista di tutte le leggi sull'insegnamento obbligatorio. La legge è un'imposizione: può importi di frequentare la scuola, non può obbligarti a imparare, e, quando abbia imparato, a [non] dimenticare. La propaganda socialista desta subito il sentimento vivo del non essere solo individui di una piccola cerchia d'interessi immediati (il comune e la famiglia), ma i cittadini di un mondo più vasto, con gli altri cittadini del quale bisogna scambiare idee, speranze, dolori. La coltura, l'alfabeto ha così acquistato uno scopo, e fino a quando questo scopo vive nelle coscienze, l'amore del sapere si affermerà imperioso. E' verità sacrosanta, di cui i socialisti possono andar fieri: l'analfabetismo sparirà completamente, solo quando il socialismo l'avrà fatto sparire, perché il socialismo è l'unico ideale che può fare diventare cittadini, nel senso migliore e totale della parola, tutti gli italiani che ora vivono solo dei loro piccoli interessi personali, uomini nati solo a consumar vivande.

"La Città futura", p. 2. Raccolto in SC, 81-82.

No al commissariamento delle Sopr. Archeologiche di ROMA e OSTIA


giovedì, gennaio 22, 2009

Noi vittime dei Preti pedofili (l'Espresso 22-01-2009)

Noi vittime dei preti pedofili

di Paolo Tessadri
(da L'Espresso del 22-01-2009)

Decine di bambini e ragazzi sordi violentati e molestati in un istituto di Verona fino al 1984. E dopo decenni di tormenti, gli ex allievi trovano la forza di denunciare gli orrori. Ma molti dei sacerdoti sono ancora lì
er oltre un secolo è stato un simbolo della carità della Chiesa: una scuola specializzata per garantire un futuro migliore ai bambini sordi e muti, sostenendoli negli studi e nell'inserimento al lavoro. L'Istituto Antonio Provolo di Verona ospitava i piccoli delle famiglie povere, figli di un Nord-est contadino dove il boom economico doveva ancora arrivare. Fino alla metà degli anni Ottanta è stato un modello internazionale, ma nel tetro edificio di Chievo, una costruzione a metà strada tra il seminario e il carcere, sarebbero avvenuti episodi terribili.
Solo oggi, rincuorati dalle parole di condanna pronunciate da papa Ratzinger contro i sacerdoti pedofili, decine di ex ospiti hanno trovato la forza per venire allo scoperto e denunciare la loro drammatica esperienza: "Preti e fratelli religiosi hanno abusato sessualmente di noi". Un'accusa sottoscritta da oltre 60 persone, bambini e bambine che hanno vissuto nell'Istituto, e che ora scrivono: "Abbiamo superato la nostra paura e la nostra reticenza".
Gli abusi di cui parlano sarebbero proseguiti per almeno trent'anni, fino al 1984. Sono pronti a elencare una lunga lista di vittime e testimoni, ma non possono più rivolgersi alla magistratura: tutti i reati sono ormai prescritti, cancellati dal tempo. I sordomuti che dichiarano di portarsi dentro questo dramma sostengono però di non essere interessati né alle condanne penali né ai risarcimenti economici. Loro, scrivono, vogliono evitare che altri corrano il rischio di subire le stesse violenze: una decina dei religiosi che accusano oggi sono anziani, ma restano ancora in servizio nell'Istituto, nelle sedi di Verona e di Chievo. Per questo, dopo essersi rivolti al vescovo di Verona e ai vertici del Provolo, 15 ex allievi hanno inviato a 'L'espresso' le testimonianze - scritte e filmate - della loro esperienza.
Documenti sconvolgenti, che potrebbero aprire uno squarcio su uno dei più gravi casi di pedofilia in Italia: gli episodi riguardano 25 religiosi, le vittime potrebbero essere almeno un centinaio.

La denuncia
Gli ex allievi, nonostante le difficoltà nell'udito e nella parola, sono riusciti a costruirsi un percorso di vita, portandosi dentro le tracce dell'orrore. Dopo l'esplosione dello scandalo statunitense che ha costretto la Chiesa a prendere atto del problema pedofilia, e la dura presa di posizione di papa Benedetto XVI anche loro hanno deciso di non nascondere più nulla. Si sono ritrovati nell'Associazione sordi Antonio Provolo e poi si sono rivolti alla curia e ai vertici dell'Istituto. Una delle ultime lettere l'hanno indirizzata a monsignor Giampietro Mazzoni, il vicario giudiziale, ossia il magistrato del Tribunale ecclesiastico della diocesi di Verona. È il 20 novembre 2008: "I sordi hanno deciso di far presente a Sua Eminenza il Vescovo quanto era loro accaduto. Nella stanza adibita a confessionale della chiesa di Santa Maria del Pianto dell'Istituto Provolo, alcuni preti approfittavano per farsi masturbare e palpare a loro volta da bambine e ragazze sorde (la porta era in quei momenti sempre chiusa a chiave).
I rapporti sodomitici avvenivano nel dormitorio, nelle camere dei preti e nei bagni sia all'Istituto Provolo di Verona che al Chievo e, durante il periodo delle colonie, a Villa Cervi di San Zeno di Montagna". E ancora: "Come non bastasse, i bambini e ragazzi sordi venivano sottoposti a vessazioni, botte e bastonature. I sordi possono fare i nomi dei preti e dei fratelli laici coinvolti e dare testimonianza". Seguono le firme: nome e cognome di 67 ex allievi.

Le storie
I protagonisti della denuncia citano un elenco di casi addirittura molto più lungo, che parte dagli anni Cinquanta. Descrivonomezzo secolo di sevizie, perfino sotto l'altare, in confessionale, dentro ai luoghi più sacri.
Quei bambini oggi hanno in media tra i 50 e i 70 anni: il più giovane compirà 41 anni fra pochi giorni. Qualcuno dice di essere stato seviziato fino quasi alla maggiore età. Gli abusi, raccontano, avvenivano anche in gruppo, sotto la doccia. Scene raccapriccianti, impresse nella loro memoria. Ricorda Giuseppe, che come tutti gli altri ha fornito a 'L'espresso' generalità complete: "Tre ragazzini e tre preti si masturbavano a vicenda sotto la doccia". Ma la storia più angosciante è quella di Bruno, oggi sessantenne, che alla fine degli anni Cinquanta spiccava sugli altri bambini per i lineamenti angelici: era il 'bello' della sua classe. E solo ora tira fuori l'incubo che lo ha tormentato per tutta la vita: "Sono diventato sordo a otto anni, a nove frequentavo il Provolo che ho lasciato a 15 anni. Tre mesi dopo la mia entrata in istituto e fino al quindicesimo anno sono stato oggetto di attenzioni sessuali, sono stato sodomizzato e costretto a rapporti di ogni tipo dai seguenti preti e fratelli.". Ha elencato 16 nomi. Nella lista anche un alto prelato, molto famoso a Verona: due sacerdoti del Provolo avrebbero accompagnato Bruno nel palazzo dell'ecclesiastico.
"Era il 1959, avevo 11 anni. Mi ha sodomizzato e preteso altri giochi sessuali. È stata un'esperienza terribile che mi ha procurato da adulto gravi problemi psicologici".

Il dramma
Un altro ex allievo, Guido, dichiara di essere stato molestato da un prete: "Avveniva nella sua stanza all'ultimo piano. E mi costringeva a fare queste cose anche a Villa Cervi durante le colonie estive e al campeggio sul lago di Garda". Carlo è rimasto all'istituto dai 7 ai 18 anni, e chiama in causa un altro sacerdote: "Mi costringeva spesso con punizioni (in ginocchio per ore in un angolo) e percosse (violenti schiaffi e bastonature) ad avere rapporti con lui". Altre volte si sarebbe trattato di bacchettate sulle mani, mentre di notte "nello stanzone dove dormivo con altri sordi spesso mi svegliava per portarmi nei bagni dove mi sodomizzava o si faceva masturbare. Non ho mai dimenticato".
Sono racconti simili. Tragedie vissute da bambini di famiglie povere, colpiti dalla sordità e poi finiti tra le mura dell'istituto; drammi tenuti dentro per decenni. Ricostruisce Ermanno: "La violenza è avvenuta nei bagni e nelle stanze dell'Istituto Provolo e anche nella chiesa adiacente". "Se rifiutavo minacciava di darmi un brutto voto in condotta, questi fatti mi tornano sempre in mente", scrive un altro. Giuseppe qualche volta a Verona incontra il suo violentatore, "ancora oggi quando lo vedo provo molto disagio. Non sono mai riuscito a dimenticare". Stando alle denunce, le vittime erano soprattutto ragazzini. Ma ci sono anche episodi testimoniati da bambine. Lina ora ha cinquant'anni, è rimasta "all'istituto per sordomuti dai sei ai 17 anni. A tredici anni nella chiesa, durante la confessione faccia a faccia (senza grata), il sacerdote mi ha toccata il seno più volte. Ricordo bene il suo nome. Io mi sono spaventata moltissimo e da allora non mi sono più confessata". Giovanna scrive che un altro prete "ha tirato fuori il membro e voleva che lo toccassi". E per molte ragazzine i fatti avvenivano nella chiesa dell'istituto, sotto l'altare. A qualcuna, però, è andata molto peggio.

Gli esposti
Oggi l'Istituto Antonio Provolo ha cambiato completamente struttura e missione. Le iniziative per il sostegno ai sordomuti sono state ridimensionate e vengono finanziate anche dalla Regione Veneto. Adesso l'attività principale è il Centro educativo e di formazione professionale, gestito interamente da laici, che offre corsi d'avanguardia per giovani ed è specializzato nella riqualificazione di disoccupati. Al vertice di tutto ci sono sempre i religiosi della Congregazione della Compagnia di Maria per l'educazione dei sordomuti, che dipendono direttamente dalla Santa Sede. Alla Congregazione si sono rivolti gli ex allievi chiedendo l'allontanamento dei sacerdoti chiamati in causa.Secondo la loro associazione, "c'è già stata più di un'ammissione di colpa". La più importante risale al 2006, quando don Danilo Corradi, superiore generale dell'Istituto Provolo, avrebbe incontrato più di 50 ex allievi. Secondo l'Associazione, il superiore a nome dell'Istituto avrebbe chiesto 12 volte scusa per gli abusi commessi dagli altri religiosi. I testimoni ricostruiscono una riunione dai toni drammatici: don Corradi che stringe il capo fra le mani, suda, chiede perdono, s'inginocchia. Ma i sordomuti avrebbero preteso l'allontanamento dei sacerdoti coinvolti, senza ottenerlo. A 'L'espresso' don Danilo Corradi fornisce una versione diversa: "Ho sentito qualcosa, ma io sono arrivato nel 2003 e di quello che è successo prima non so. Non rispondo alle accuse, non so chi le faccia: risponderemo dopo aver letto l'articolo".

La Curia
Da quasi due anni gli ex allievi si sono appellati anche alla Curia di Verona, informandola nel corso di più incontri. Il presidente della Associazione sordi Antonio Provolo, Giorgio Dalla Bernardina, ne elenca tre: a uno hanno preso parte 52 persone. E scrive al vescovo: "Nonostante i nostri incontri in Curia durante i quali abbiamo fatto presente anche e soprattutto gli atti di pedofilia e gli abusi sessuali subiti dai sordomuti durante la permanenza all'istituto, a oggi non ci è stata data alcuna risposta". L'ultima lettera è dell'8 dicembre 2008. Pochi mesi prima, a settembre, avevano fatto l'ennesimo tentativo, inviando una raccomandata al vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Zenti. Senza risposta, "nonostante le sue rassicurazioni e promesse di intervento". Questa missiva è stata firmata da tre associazioni di sordi: Associazione Sordi Antonio Provolo, Associazione non udenti Provolo, Associazione sordi Basso Veronese-Legnago.
Il vescovo, interpellato da 'L'espresso', replica con una nota scritta: "Il Provolo è una congregazione religiosa. In quanto tale è di diritto pontificio e perciò sotto la giurisdizione del Dicastero dei religiosi. La diocesi di Verona, sul cui territorio è sorta la Congregazione, apprezza l'opera di carattere sociale da essa svolta in favore dei sordomuti". Poi monsignor Giuseppe Zenti entra nel merito: "Per quanto attiene l'accusa di eventuale pedofilia, rivolta a preti e fratelli laici, che risalirebbe ad alcune decine di anni fa, la diocesi di Verona è del tutto all'oscuro. A me fecero cenno del problema alcuni di una Associazione legata al Provolo, ma come ricatto rispetto a due richieste di carattere economico, nell'eventualità che non fossero esaudite. Tuttavia a me non rivolsero alcuna accusa circostanziata riferita a persone concrete, ma unicamente accuse di carattere generico. Non ho altro da aggiungere se non l'impegno a seguire in tutto e per tutto le indicazioni contenute nel codice di diritto canonico e nelle successive prese di posizione della Santa Sede. Nella speranza che presto sia raggiunto l'obiettivo di conoscere la verità dei fatti".
L'Associazione sordi Antonio Provolo risponde al vescovo negando qualunque ricatto o interesse economico: "Gli abbiamo soltanto fatto presente i problemi, noi vogliamo che quei sacerdoti vengano allontanati perché quello che hanno fatto a noi non accada ad altri".

mercoledì, gennaio 21, 2009

Diversi buoni motivi per cui è MEGLIO SORU!

Il debito totale del bilancio regionale è stato ridotto, in 4 anni, di oltre 2400 milioni di euro.
In Sardegna, nel 2004, si è arrivati a spendere l’esorbitante cifra di 340 milioni di euro per la formazione professionale.
Nel 2004, la Regione Sardegna, enormemente indebitata, impiegava il 98% delle risorse del proprio bilancio per le spese correnti, ovvero stipendi del personale, locali ecc., mentre ora questa percentuale è scesa al 65%: ciò consente di investire il restante 35% nelle politiche sociali, sanitarie, dell’istruzione ecc.

Durante l’amministrazione Soru le auto blu della Regione sono passate da 750 a 50.
L’amministrazione Soru ha eliminato circa 1000 posti di sottogoverno negli enti pubblici, tra cui, ad esempio, le Comunità Montane: non a caso, Soru è uno dei pochi uomini politici elogiati dal libro “La Casta”.
Il 28 aprile 2006, per la prima volta nella storia, la Giunta ha adottato una delibera in lingua sarda.
Grazie alla vittoriosa vertenza entrate condotta dalla Giunta Soru, l’ammontare delle entrate regionali è cresciuto, nel periodo 2007-2009, di 1458 milioni di euro. Si trattava di denaro di spettanza della Sardegna ma che lo Stato tratteneva, inspiegabilmente, a Roma; Soru è riuscito a restituire alla Sardegna queste somme.
Per evitare conflitti di interessi, Soru ha ceduto le proprie azioni Tiscali e Unità al prof. Racugno, illustre studioso e persona di specchiata moralità e indipendenza, che le gestirà senza che Soru possa intervenire in alcun modo. La Sardegna è la prima Regione italiana ad aver disciplinato questa materia.
La connessione veloce a internet serviva, nel 2004, solo il 24% dei comuni sardi mentre, nel 2009, la Regione Sardegna sarà la prima, in Italia, a servire il 100% dei Comuni.
La Regione, per la prima volta, ha destinato un finanziamento di 6 milioni di
euro affinché le categorie più deboli venissero sostenute nel pagamento del canone d’affitto.
La Regione ha finanziato oltre 1000 richieste per l’acquisto della prima casa.
L’ex Cartiera di Arbatax, con il contributo della Regione, è stata trasformata in un polo nautico di eccellenza per la costruzione di imbarcazioni, con la
previsione di 700 assunzioni.

Grazie alla legge regionale n. 6/2008 il costo dell’acqua per usi irrigui è diminuito del 65%.
Secondo i dati Istat gli occupati in Sardegna sono passati dai 575.000 del primo
trimestre 2004 ai 633.000 del secondo trimestre 2008.


… E CHE…

Ugo Cappellacci,
figlio del commercialista di Berlusconi, non è, come vorrebbero far credere, una
novità della politica regionale.
E’ stato assessore al Bilancio ai tempi della giunta Masala, anni 2003-2004:
ovvero l’amministrazione di centrodestra che ha portato il bilancio regionale (di cui proprio lui era responsabile) alla drammatica situazione di indebitamento di cui si è detto. Lo stesso Masala è stato condannato dalla Corte dei Conti a rimborsare 470.000 euro (La Nuova Sardegna, 16 giugno 2008).
Cappellacci è poi diventato assessore al bilancio del Comune di Cagliari: anche qui, con risultati pessimi che hanno condotto le casse comunali ad una situazione disastrosa.

Silvio Berlusconi, che a parole si definisce “un nostro concittadino”, non ha nominato alcun ministro né sottosegretario sardo (salvo Giuseppe Cossiga). Nei giorni dell’alluvione di Capoterra non ha inviato alcun messaggio di cordoglio; nè ha evitato che la sua maggioranza si opponesse all’aumento, proposto da alcuni parlamentari sardi, dei fondi per gli sfollati; ha provato a spostare la sede del G8, già prescelta, da La Maddalena a Napoli; ha fatto eleggere nelle
liste bloccate sarde 5 parlamentari non sardi.

Il Sindaco di Cagliari, Emilio Floris, ha bloccato l’Accordo di Programma, sottoscritto con la Regione, con cui si stanziavano circa 210 milioni di euro per la città capoluogo; denaro col quale, tra le altre cose, l’amministrazione Soru intendeva ricostruire il quartiere di S. Elia e creare un campus universitario con 1000 posti letto in Viale La Playa.
Floris ha impedito che ciò avvenisse. Paolo Maninchedda è uno degli artefici dell’alleanza tra il suo nuovo partito, il Psd’Az, e il centrodestra.
Ma, nel 2004, lo stesso Maninchedda si candidò a sostegno dello schieramento di Soru, nelle cui file venne eletto.
L’Unione Sarda e Videolina, in 5 anni, non hanno mai concesso un’intervista a Renato Soru: il Presidente della Regione, intervistato da tutti i più importanti giornali e televisioni del nostro Paese, non ha avuto spazio sulla principale emittente locale regionale né sul più importante quotidiano sardo. La ragione è semplice: l’editore di Unione Sarda e Videolina, Sergio Zuncheddu, molto vicino a Berlusconi, si è visto bloccare sontuosi progetti immobiliari sul suolo sardo a causa della legge salvacoste.

Questo piccolo schema mette a confronto le politiche del centrodestra con quelle attuate, in questi 5 anni, da Renato Soru e dalla sua maggioranza in quattro settori cruciali quali sanità, istruzione, ambiente e trasporti.

LE POLITICHE DI SORU E DEL CENTRODESTRA

SANITA'
SORU Sanità – Senza l’imposizione di alcun ticket, il sistema sanitario pubblico sardo, che nel 2004 soffriva di ingenti debiti, è stato risanato; ora la Sardegna è una delle poche regioni italiane con i conti in equilibrio. Ciò ha
permesso enormi investimenti, raddoppiati rispetto agli anni del centrodestra; dopo 20 anni in cui si parlava continuamente di chiusure, sono in costruzione o
progettazione 5 nuovi ospedali; i piani personalizzati per persone disabili sono passati da circa 5 mila nel 2004 a quasi 20mila nel 2008.

BERLUSCONI Sanità – Il centrodestra non ha una medesima idea della sanità pubblica. Silvio Berlusconi, che ispira la politica dei suoi colleghi di partito sardi, ha proposto, anziché di rendere virtuosa la spesa, di privatizzare gli
ospedali pubblici in difficoltà (La Stampa.it, 29 settembre 2008).

Questa è un’idea che va contro i principi sanciti dalla Costituzione, la quale afferma che “La Repubblica garantisce cure gratuite agli indigenti” (art. 32).
Smobilitare la sanità pubblica significa ledere questo principio a
favore dei profitti delle cliniche private.

ISTRUZIONE SORU
Istruzione - La Giunta-Soru ha attuato un piano di sostegno agli studenti di proporzioni mai viste nella storia dell’autonomia sarda.
500 euro al mese per gli universitari meritevoli, oltre all’aumento del numero delle borse di studio per non abbienti;
progetto Master and Back per consentire ai giovani laureati di fare esperienze di formazione all’estero con contributi regionali di migliaia di euro mensili;
stanziamento di fondi cospicui per la ricerca; progetto Sardinia Speaks English per l’insegnamento gratuito della lingua inglese alla cittadinanza.

BERLUSCONI Istruzione - Con la c.d. “riforma Gelmini”, il Governo Berlusconi ha operato un enorme taglio di risorse alla scuola e all’università pubblica. Il tutto a vantaggio degli istituti privati, frequentati per lo più da alunni provenienti da famiglie benestanti, che non sono stati toccati dai cruciali quali sanità, istruzione, ambiente e trasporti.


AMBIENTE

SORU Ambiente - La Giunta-Soru ha fatto della tutela dell’ambiente il cavallo di battaglia della propria politica. Sono state bloccate le speculazioni da tempo in atto sulle coste; queste iniziative hanno portato alla nomina di Soru da parte dell’Onu ad “ambasciatore delle coste”. La percentuale di raccolta differenziata è passata in questi 5 anni da un misero 5% a un eccellente 40%, quasi dimezzando la quantità di rifiuti in discarica. L’impegno della Regione nella lotta agli incendi ha portato la Sardegna al primo posto per rapidità di intervento e capacità di estinzione degli incendi boschivi.

BERLUSCONI Ambiente - Berlusconi dà l’impressione di interessarsi delle coste sarde solamente per quanto riguarda i propri interessi personali. La fortissima opposizione del suo partito alla legge salva-coste derivava anche dal fatto che la nuova normativa ha bloccato i progetti riguardanti Costa Turchese e la fascia intorno a Capo Ceraso, di fronte all’isola di Tavolara, dove la famiglia Berlusconi intendeva costruire ville e alberghi su 500 ettari e un porto turistico per duemila imbarcazioni (fonte: Corriere della Sera, 7 settembre 2006).

Ben noto è il vergognoso condono edilizio varato nel 2003 dal Governo Berlusconi, che in Sardegna ha riguardato 17mila edifici costruiti abusivamente a partire dal 1993 (Fonte: L’Unione Sarda, 14 settembre 2003).
Ugo Cappellacci è stato un fiero sostenitore del referendum, tenutosi il 5 ottobre 2008 e miseramente fallito, per l’abrogazione della legge salvacoste.

TRASPORTI SORU -
Trasporti - Grazie alle politiche della Giunta Soru si sono quadruplicati i passeggeri dei voli aerei a basso costo, il che ha contribuito a consentire nel 2008, per la prima volta, che negli aeroporti sardi si superasse il muro dei 6 milioni di passeggeri; con evidenti benefici per il turismo. È stato varato un programma di investimenti per l’acquisto di 540 autobus a.r.s.t., azienda sull’orlo del fallimento nel 2004; è stata inaugurata la metropolitana di superficie a Cagliari e Sassari. Entro 2 anni, dopo il primo viaggio di prova svoltosi l’anno scorso, sarà possibile spostarsi in treno da Cagliari a Sassari in sole 2 ore. Sono stati investiti 1600 milioni di euro per la strada 131, 450 milioni per la Sassari-Olbia e 90 milioni per la 554. La giunta guidata da Renato Soru si è battuta, in questi anni, per abolire la situazione di monopolio della compagnia di navigazione Tirrenia, che riceve un’enorme quantità di finanziamenti pubblici.

BERLUSCONI Trasporti - Il ministro dei Trasporti del Governo Berlusconi, Altero Matteoli, il 7 novembre 2008 faceva sapere che “il Governo avanzerà una richiesta di proroga dell’attuale convenzione” con la Tirrenia, per poi attuarne la privatizzazione (La Repubblica, 7 novembre 2008). La convenzione sarebbe, altrimenti, scaduta nel 2008.